A proposito di accesso al giornalismo

di - 8 gennaio 2011
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Sul suo blog Scene digitali, Vittorio Zambardino (la Repubblica) ha di recente innescato un dialogo sull’accesso alla professione giornalistica, con riferimento a prima e dopo il web. Considerando che ha 30 anni di professione e che è uno dei padri di repubblica.it, quello che scrive è sicuramente da segnalare. La chiave di tutto è la determinazione, dice Zambardino. E’ persino più importante delle capacità. Perché la selezione è durissima. Anzi, lo era.

Trovo questi due passaggi del suo post  particolarmente interessanti (i bold sono miei).

(…) Personalmente ho fatto anni di trasferte a mie spese. Mi autodefinivo “free lance”, ma ero un pezzente, avevo già due figli e lavoravo alla rivista di un ente di promozione sportivo dove prendevo uno stipendio da sussidio di disoccupazione. Andavo a New York per le maratone degli anni ‘80 e collezionavo decine di pezzi, alcuni firmati per Repubblica, altri con pseudonimi per quattro cinque giornali a volte tra loro concorrenti, finivo di scrivere a ore lunari e col mal di testa per cucinare sempre la stessa zuppa con un sapore diverso.
Alcuni pezzi non mi sono stati nemmeno mai pagati e quelle trasferte erano solo autopromozione, visto che ne coprivo i costi con un conto corrente del banco di Napoli che permetteva di andare in rosso di 20 milioni (sia benedetto ora e sempre chi mi aiutò ad averlo, non possedendone io i requisiti, non avevo un accidente).
Conosco il caso di un collega che è rimasto precario per vent’anni. Ma otto-dieci anni di “abusivato” sono stati la regola per gran parte dei cronisti oggi in attività.
Forse a Milano era diverso, ma non era diverso in tante redazioni. Conosco persone che sono entrate in un giornale a 20 anni con una borsa di studio e che stanno ancora lavorando 14 ore al giorno. Poi dice “hai fatto carriera”, ti pagano bene. Sì ma mi sono ammazzato di lavoro e forse non ho avuto una vita (la prima persona è narrativa, non sono io il collega citato). Vi racconto tutto questo perché lo sguardo su ciò che siamo oggi ci fa apparire ai vostri occhi come arrivati, benestanti, privilegiati e stronzi. Ma eravamo come voi.
(…)
Perché la rete apre alla professione libera molto più di quanto fu per noi. Perché il giornalismo in questo momento è più in crisi di prima e “sa” meno cose di prima. Si sa debole. Scavate fra le opportunità dell’approfondimento o del giornalismo dei dati o di quello d’inchiesta. Troverete molto, a patto di non voler essere come loro, i giornalisti affermati, e di essere voi e cazzuti, preparati, orgogliosi e forti della vostra cultura digitale.
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Info su Zambardino e Repubblica.it
Con Gualtiero Pierce ed Ernesto Assantene, Vittorio Zambardino ha coordinato la nascita della versione online di Repubblica, secondo quotidiano nazionale.
Aperto il 14 gennaio 1997, il sito Repubblica.it si è affermato rapidamente come principale sito d’informazione italiano, con oltre 10 milioni di utenti unici.
Matteo Alliata
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- Redazione

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Commento

  1. Angela Silvestri

    6 febbraio 2011 at 14:33

    “Scavate fra le opportunità dell’approfondimento o del giornalismo dei dati o di quello d’inchiesta.”

    È un articolo pieno di speranza, per gli aspiranti giornalisti. Basta avere buona volontà e tenacia.
    Credo che anche la professione nel web abbia i suoi “lati oscuri”; quando diventerà più estesa.

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