Comunicazione, parole e consenso

Le parole servono a comunicare e raccontare fatti. Le parole producono idee e le idee producono comportamenti. Per questo, quando se ne manipolano deliberatamente i significati, le parole possono essere uno strumento di sottile sopraffazione sul pubblico. 

Parla di questo l’editoriale di Travaglio, oggi sul Fatto, e racconta come in questi giorni particolarmente turbolenti le parole siano più manomesse e violate del solito per coprire, per distogliere, per sviare. Insomma, per guadagnare consenso in modo fraudolento, forzando l’uso delle parole, così: 

«Leninismo. La regola base della democrazia è che si decide a maggioranza e chi perde si adegua o esce (salvo poche questioni che interpellano la coscienza individuale). Così ha fatto M5S sui presidenti delle Camere, decidendo a maggioranza per la scheda bianca. Ma, siccome non piace al Pd, la minoranza diventa democratica e la maggioranza antidemocratica. “Leninista”, dice Bersani, senza spiegare con quale metodo democratico è passato in 48 ore dall’offerta delle due Camere a Monti e M5S, al duo Franceschini-Finocchiaro, al duo Boldrini- Grasso.
Dissenso. Da che mondo è mondo il parlamentare che approfitta del segreto dell’urna per impallinare il suo partito è un “franco tiratore”. Ma, se è di M5S, la sua è una sana manifestazione di dissenso contro la pretesa di Grillo di telecomandarlo.
Indipendenza. Per vent’anni, se uno passava da destra a sinistra era un “ribaltonista”, mentre se passava da sinistra a destra era un “responsabile”. Ora, se un grillino porta acqua al Pd è un bravo ragazzo fiero della sua indipendenza; se resta fedele al suo movimento e ai suoi elettori, è un servo del dittatore Grillo.
Scouting. Quando B. avvicinava uno a uno gli oppositori per portarli con sé, era “mercato delle vacche”, “compravendita”, “voto di scambio”. Se Bersani sguinzaglia gli sherpa ad avvicinare i grillini uno a uno, è “scouting” e odora di lavanda.
Epurazione. Se Pd, Pdl, Udc, Lega espellono un dirigente che ha violato le regole, è legalità. Se lo fa M5S, è “epurazione”».

All’uso fraudolento della parole si aggiunge quello dei numeri, quello dei grafici statistici e quello delle immagini, ma queste sono altre storie.

A c. Luca De Paolis & staff

 

Link approfondimento:
–  La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio (Rizzoli, 2010).
Carofiglio riflette sulle lingue del potere e della sopraffazione, e si dedica al recupero di cinque parole chiave del lessico civile: vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta, legate fra loro in un itinerario concettuale.

– Mentire con i grafici,  di Jones Gerald (Mondadori Informatica, 2005).
Svelando i trucchi del mestiere, questo libro mostra come creare presentazioni efficaci e veritiere e come riconoscere quelle ingannevoli. 

– Mentire con le statistiche, di Huff Darrel
Mentire con le statistiche è l’edizione italiana di How to lie with statistics. È per tutte le persone che desiderano capire meglio il significato di numeri, dati e deduzioni da cui siamo continuamente inondati e confusi. Un testo scientificamente preciso, ma di facile lettura. 

 

 

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2 pensieri riguardo “Comunicazione, parole e consenso

  1. Alessandro Sallusti nel corso della prima puntata di Reputescion: “Anche io sono convinto che facciamo poco giornalismo e tanta guerra all’avversario però le disamine devono essere bilaterali”.

  2. I politici della Prima Repubblica. Erano incomprensibili. Il linguaggio era fatto apposta per non essere compreso. Se non da loro. Al loro interno. Messaggi cifrati. Obliqui. Paralleli. I cittadini, d’altronde, non se ne occupavano troppo. I discorsi politici e dei politici: non li interessavano.
    Ilvo Diamanti, Lessico dei tempi feroci, Repubblica.it, 30 marzo 2013)

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