Consigli per giovani giornalisti

di - 19 febbraio 2010
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Cosa serve ai giovani giornalisti? Saper scrivere, indagare, gestire le fonti e i motori di ricerca

Frédéric Filloux, su  Monday Note affronta il tema e scrive che il primo traguardo di uno studente di giornalismo è quello di impadronirsi delle capacità di base del mestiere: scrivere, indagare, gestire le fonti e sviluppare una agilità mentale per impadronirsi velocemente di problemi nuovi e complessi. 
Ma non è abbastanza: oggi, il giovane giornalista deve diventare abile nei sistemi con cui i motori di ricerca raggiungono gli articoli. Questa sta diventando una abilità vitale: la maggior parte dei  lettori arrivano attraverso i motori di ricerca, quindi le tecniche di Seo sono vitali.

Nello stesso tempo, la nuova generazione di giornalisti dovrà conoscere la struttura di base di un sito web efficiente, oppure come “curare” storie passate per aumentarne la leggibilità creando un contesto ricco e rilevante. […].

Venti anni fa, le migliori pratiche giornalistiche potevano essere trovate facilmente nelle redazioni delle testate famose. Ora possono stare dovunque. […]

Le buone pratiche nel giornalismo girano attorno a nozioni come completezza, correttezza, attenzione verso il contraddittorio e un approccio equilibrato. Una buona definizione potrebbe essere quella “migliore versione disponibile della verità…” di Bob Woodward, a cui si potrebbe aggiungere: “… con i mezzi e gli strumenti disponibili nel momento in cui si scriveva quell’ articolo”. Questa ultima sfumatura è importante perché spesso la fretta riduce la qualità. Che influisce sulla cronaca (raccolta e scrittura) tanto quanto sull’ analisi.

Attualmente, alcuni siti di informazione “pure player” stanno diventando molto bravi nello sfruttare il potere intellettuale della blogosfera (per esempio Politico’s Arena, The HuffingtonPost nel campo politico o anche The Guardian nel settore economico). E’ la Legge della Necessità: i pure players non possono permettersi di avere in casa degli specialisti in tutti i campi e quindi li scovano in Internet. E molto spesso, tutto questo funziona. 

Come per l’user-generated content, sono stati fatti molti tentative di creare un sistema globale di informazione “crowd powered” (basato sulla forza dei cittadini). Qualcuno, come  NowPublic, voleva diventare la “Reuter’s del popolo”. Altri sono venuti dopo. Qualcuno di loro ha anche assunto dei redattori esperti dai grandi media per rinforzare le proprie strutture. Ma nessun successo convincente, finora (tranne, forse, nel campo del fotogiornalismo, con siti come Demotix).
Una ragione è la dimensione di scala. Da un punto di vista puramente pratico, un set di tre redattori esperti non ce la fanno a inculcare degli standard di buon giornalismo in un gruppo di 800 “citizen reporters” sparpagliati in tutto il mondo. Per essere efficiente questo processo deve essere realizzato su una scala molto minore. […]

E lo stesso vale per il “confezionamento” delle notizie — Lo so, questa è una parola disdicevole per quelli che si vedono come eredi di Joe Pulitzer o Albert Londres.
I lettori giovani sono notoriamente più inclini verso materiali confezionati con in grafica o video piuttosto che verso le colonne di piombo.
I giornalisti devono essere capaci di dare le notizie in una maniera multidimensionale. Non devono saper scrivere i codici e i programmi in Flash, ma devono capire le potenzialità di una presentazione in Flash dei loro servizi. Devono essere addestrati su come maneggiare strumenti diversi ma indispensabili: programmi specializzati che traducono le loro intuizioni giornalistiche in grafica di alto livello.
Qualche dubbio? Guardate ad esempio questo trattamento multimediale del problema del debito pubblico negli Usa fatto dal New York Times: è interessante? Certo. Fa notizia? Non c’ è dubbio. E’ un lavoro giornalistico? Accidenti. Non dovrebbero le nostre scuole di giornalismo abbracciare queste idee e creare delle opzioni concrete  per realizzarli?

L’elenco delle novità editoriali è lungo. La gestione dell’audience per cominciare: di nuovo, qualche pure player è riuscito alla grande ad usare il potere intellettuale dei lettori come un modo per accrescere la granularità della propria produzione.
Oltre a dei giornalisti formati in maniera appropriata, che conoscono il loro campo, chi altro potrebbe incanalare l’esperienza collettiva? Lo stesso vale per l’adattamento dei contenuti alle varie piattaforme. Più che mai questo porta a separare il processo di raccolta delle notizie dal processo del loro trattamento. La stampa anglosassone ha fatto proprio questo per decenni.

Un secondo passaggio è il training permanente — qualcosa che nelle testate giornalistiche non si riesce a far bene. I giornalisti devono essere più adattabili di prima. E’ un clichè ma è vero: il ritmo del cambiamento sta accelerando e le redazioni non riescono a seguirlo. In molte di loro il livello di ignoranza fra i giornalisti di una certa età è allarmante. (…) Come sempre la responsabilità appartiene al top management, un gruppo che notoriamente è molto resistente ai cambiamenti. Un tratto ironico nell’industria delle “notizie”.

Siamo proprio all’inizio di una grande fase di evoluzione nel giornalismo.
Gran parte della vecchia dimensione romantica sta svanendo. Ma l’eccitazione rimane: nuove piattaforme per nuove audience stanno emergendo. Esse richiedono ancora le qualità di base di questo mestiere. Ma nello stesso tempo, nuovi strumenti richiedono nuove capacità, che devono essere apprese, non ignorate o disprezzate.

Frédéric Filloux – Mondaynote, 9/11/2008

Frédéric Filloux, ex redattore capo di Libération, attualmente direttore della Divisione internazionale del gruppo editoriale norvegese Schibsted. Nel 2002 ha lanciato il quotidiano gratuito 20 Minutes, diventato il giornale più letto in Francia con 2,5 milioni di lettori (la versione online registra circa 200.000 visitatori al giorno). Vive a Parigi.

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