Dalle rotative ai tablet: rinasce il giornalismo di qualità?

di - 1 febbraio 2012

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Giornalismo di qualità con il passaggio ai tablet? 

 

Editoria: con i tablet rinasce il giornalismo di qualità?

In Italia e all’estero è iniziata la corsa ai tablet. L’ultima notizia è quella del quotidiano finanziario francese, La Tribune, che passerà interamente  al digitale. Significativo l’ultimo numero stampato, con una fiamma che brucia la carta.

Per capire veramente cosa sta succedendo, bisogna considerare che c’è un dato assurdo nella realizzazione di giornali, e in particolare nei quotidiani minori: la confezione e la distribuzione delle notizie assorbe il 95% dei costi. Solo il 5% è destinato a pagare i contenuti.

Così, in un bilancio di milioni si intravedono a malapena gli stipendi per i giornalisti che danno un senso ed un valore al tutto, in teoria. Per ogni milione incassato, più della metà viene assordito da edicole e distributore. Della metà che resta, ci sono enormi costi di carta e stampa (con un 30-60% di invenduto fisiologico). Infine ci sono i costi generali, finanziari e del personale tecnico e amministrativo.
Per il buon giornalismo resta poco, quasi nulla. 

 

E’ la fine del giornalismo povero?

In tempi di crisi, le redazioni si assottigliano ovunque sino al ridicolo, con 4 giornalisti che fanno girare una macchina da 20.000 euro o più, al giorno. E’ una vera piramide capovolta con i soliti “quattro gatti” che reggono stipendi e guadagni di centinaia di persone.

Non che la rotativa sia più razionale del giornale che stampa: migliaia di watt e tonnellate di ferro per depositare pochi grammi di inchiostro su pochi grammi di carta.

Ora tutto questo sta cambiando, anche se non per migliorare il prodotto o per i vantaggi dell’innovazione, ma solo per far quadrare i conti.
La diffusione dei tablet, che sono sempre più economici e sempre più versatili, offre un’alternativa ad un sistema antiquato, disfunzionale e costoso. Scompaiono quasi d’incanto sia costi che vincoli e con loro, la costrizione di un giornalismo povero.

 

La rivoluzione del giornalismo digitale

Con il digitale tutto cambia nel modo di fare giornalismo: niente stampa, niente carta al macero, niente vincoli d’edicola. Niente di più che il solo lavoro dei giornalisti.

Fare e vendere giornali costa meno, ma sopratutto la voce principale nei costi può e dev’essere quella dei giornalisti, che sono gli unici che possono dare un senso al prodotto editoriale. 

In tempi di crisi generalizzata, la spinta al giornalismo digitale può far rinascere un giornalismo di qualità, più impegnato e indipendente, con articoli scritti con il lavoro di un giorno e non di un’ora.

Marco Tonin & staff

Link:
giornalismo, tablet ed Apple.
– tablet e giornalismo.

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- Redazione

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Commento

  1. Woodstock

    1 febbraio 2012 at 08:06

    Bell’articolo, ma dici poco sul Tribune. L’edizione stampata chiude dopo 27 anni e rinasce in versione digitale con 2 milioni di utenti unici e aggiornamenti continui dalle 6 del mattino alle 23 di sera.

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