Editoria, la pirateria serve al marketing

di - 7 agosto 2011
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kindle-Amazon-pirateria«È meglio vendere 100 copie senza che nessuna venga piratata», scrive Ed Nawotka su Publishing Perspectives, «oppure 1000 copie con 9000 piratate?». Il numero di libri, soprattutto grazie al self-publishing, è destinato ad aumentare esponenzialmente, mentre la quantità di attenzione e di tempo di lettura complessivi non aumenteranno se non di poco. A guardare quello che succede nel mondo anglofono, è facile che diminuisca anche lo spazio sugli scaffali delle librerie, quindi le decisioni di acquisto (e sempre più spesso l’acquisto stesso) avverranno online.

Pirateria, libri e presso
I libri saranno sempre più sottomessi alla grammatica di visibilità dei contenuti cui ci ha abituato il digitale. […] Gli autori del self-publishing, più reattivi ma anche più aggressivi nel costruire strategie, stanno insegnando che – ad esempio – il prezzo della novità deve essere più basso per avviare la circolazione del libro e poi crescere man mano che il libro acquista valore. È tutto molto diverso dalla logica secondo cui una novità (in hardcover) costa molto, per poi costare meno dopo sei mesi (paperback) e quindi ancora meno più tardi se arriva al mass market. […]

Il caso Apogeo
E’ interessante l’esperimento tutto italiano di Apogeo, che si colloca sulla stessa linea. L’ebook esce prima del libro, a un prezzo molto basso: 4,49 euro. Con il tempo il prezzo cresce. prima a 9.99 per poi stabilizzarsi a 19,99 quando esce il volume di carta, che nel frattempo è stato lavorato. È un caso di scuola, guarda tu stesso: Noi autori di fronte alla mutazione digitale. […]

Capovolgere il modo di vedere la pirateria?
E se questo è lo scenario, forse il problema «pirateria» si può provare a pensare in modo differente, attribuendo il costo delle potenziali copie non vendute alla voce costi di comunicazione. Certo, questo non esaurisce i ragionamenti intorno al modo in cui funziona il mercato quando il costo di riproduzione è nullo e quando tutti possono riprodurre il prodotto culturale. Ed è difficile prevedere come accederemo ai libri anche solo tra dieci anni. […]
Ma questi approcci, in un mondo che cambia tanto velocemente, hanno comunque il merito di aprire prospettive diverse e di aiutarci a ricordare che le posizioni difensive, con il digitale, non hanno mai pagato. A partire da quelle storicamente adottate dall’industria musicale. Così, magari, nell’attesa di formarci un’opinione possiamo rileggere questo vecchio pezzo di The Millions: Confessions of a Book Pirate. Oppure consultare la lista dei libri più piratati in inglese, che ci riserva qualche sorpresa. […]

Leggi tutto l’articolo di Giuseppe GranieriVendere libri con l’aiuto dei pirati” su La Stampa.it.

Segnalazione, recensione e titoli a cura di Francesca Sartianni.

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- Redazione

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3 Comments

  1. Nicol72

    7 agosto 2011 at 12:46

    Molto interessante tutto l’articolo. Posso ricordare una cosa nota a tutti, e cioè che per imporsi sul mercato, la Microsoft ha lasciato per molti anni che la copia dei suoi sw fosse facilissima, a differenza di altri che imponevano chiavette hardware e altre protezioni. E’ così che il suo WORD è diventato il programma di riferimento per la scrittura su Pc: lo aveva anche chi non l’usava. Evidentemente le quote di acquisto legale devono bastarle se aumenta il fatturato ogni anno.

  2. FirenzeArno

    7 agosto 2011 at 15:13

    Interessante anche questo post su ebook e pirateria, scritto da un autore di libri http://www.francescofalconi.it/2009/10/ebook-e-pirateria/

  3. AppleMe

    12 agosto 2011 at 18:05

    Mi accodo e segnalo due gustosissimi post, di cui anticipo le conclusioni:
    1) la protezione degli ebook (DRM di Adobe), complica la vita al cliente e non protegge dalla copia pirata,
    2) la Adobe non ha ancora un buon sw di protezione,
    3) le librerie online italiane non sono ancora all’altezza di un prodotto di massa, come l’ebook con DRM, cioè protetto (informazioni pre e post-vendita),
    4) i grandi editori stanno ripetendo gli errori delle case discografiche e cinematografiche. Gli altri li imitano pensando che convenga.

    Ma non voglio togliervi il gusto della lettura.
    Inizio dal blog di Silvio Sosio (un giornalista che sa quello che dice) su “La fantastica idea del DRM sugli ebook” dove dice, tra l’altro:
    “La grande editoria sta accettando un peso non indifferente di rotture di balle e di limitazioni per gli utenti che acquistano regolarmente gli ebook sugli store online causati dal sistema anticopia che dovrebbe essere bilanciato dalla maggiore sicurezza dei libri venduti. Sicurezza che difatto non esiste. La protezione si toglie in un attimo, e ancora meno tempo ci impiegheranno i libri Mondadori a finire sui canali del peer to peer. Il contrappeso è evaporato, è leggero, non bilancia più. […]
    Quanto ci metteranno gli utenti a rendersi conto che avranno convenienza a cercarli prima lì, per avere delle copie pulite, leggibili dove vogliono e senza rotture di scatole, che non sul negozio Telecom o altrove? Non molto credo. […]
    Signori grandi editori, ora avete due scelte, potete cominciare ad assumere avvocati e imbarcarvi in centinaia di azioni legali contro i lettori, oppure potete capire di aver fatto una sciocchezza colossale e cominciare a ripensare il vostro modello di business. Buon divertimento.”

    http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Sosio

    Segnalo anche “La situazione degli eBook in Italiahttp://blog.shift.it/2010/10/21/la-situazione-degli-ebook-in-italia/

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