Giornalismo: chi ha paura del web?

di - 14 settembre 2013
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Il dibattito sul giornalismo è clamorosamente in ritardo sui fatti, perché…

Il dibattito sul giornalismo è clamorosamente in ritardo sui fatti perché è bloccato su paradigmi superati, ma ancora convenienti per tutti quelli che perderebbero i vantaggi e i privilegi conquistati fino ad oggi. Così il web è trattato per quello che non è: un nemico dell’informazione. Un luogo pieno di rischi e per quanto riguarda l’informazione, pieno di voci inaffidabili.

Se il dibattito fosse solo tecnico o industriale (e non lo è), quotidiani e settimanali cercherebbero di metabolizzare seriamente i cambiamenti in atto e di conseguenza ridefinire il proprio ruolo ripensandosi nei contenuti, nello stile, nella grafica e nel modo di porsi nei confronti dei lettori.
Il giornalismo online con il suo contorno di citizen journalist e social network rappresenta la grande occasione per aggiornare l’intero sistema dell’informazione. Ma chi può, frena per convenienza.

News(paper) revolution

Ma quali sono le caratteristiche più innovative della Rete? Come influenzano le modalità di diffusione delle notizie e come possono essere utilizzate al meglio?
A queste domande risponde Umberto Lisiero, giornalista, con il suo libro News(paper) revolution – L’informazione online al tempo dei social network, fresco di stampa, ora disponibile anche in digitale.

Lo studio che ha portato Lisiero a News(paper) revolution è iniziato nel 2006, come  bilancio del primo decennio di attività online delle testate legate ai quotidiani.  Secondo Lisiero «gli elementi che caratterizzano la comunicazione e il giornalismo online sono l’interattività e l’idea di community, aspetti tramite i quali i lettori possono interagire tra loro o confrontarsi con chi invece produce l’informazione. Le migliaia di commenti l’ora che la versione statunitense dell’Huffington Post registra indicano probabilmente la strada per un ulteriore sviluppo del giornalismo, da lezione a conversazione».

Ovviamente, se è vero che «ognuno di noi oggi, grazie a uno smartphone, può potenzialmente diventare un reporter, ciò non significa automaticamente che non ci sia più bisogno di persone (non necessariamente giornalisti), che poi possano interpretare la realtà che abbiamo immortalato, che ci consentano di comprendere appieno ciò di cui siamo stati testimoni».
Da questo punto di vista, «sicuramente il citizen journalism ha dimostrato una spinta innovatrice nei confronti del sistema tradizionale ma, a mio modo di vedere, una mediazione di controllo, di verifica, di selezione e valutazione delle notizie non dovrebbe venir meno».

 A c. di Sergio Rivoli & staff FirstMaster Magazine
Si ringrazia Lisiero e l’editore per la gentile concessione, in esclusiva, dell’estratto.

 

Link
free download estratto da News(paper) revolution. L’informazione online al tempo dei social network, di Umberto Lisiero (Pdf, 22 p.),
– vedi anche La Legge deve proteggere solo i giornalisti o chiunque faccia giornalismo?
– News(paper) revolution (Amazon),
– News(paper) revolution (iTunes),
– Scheda editoriale di News(paper) revolution su Lupetti Editore.

 

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- Redazione

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3 Comments

  1. Lionello Ru

    14 settembre 2013 at 10:06

    Nell’ultimo Espresso, Umberto Eco ricorda in ultima pagina:
    “per festeggiare il suo ventennale, Repubblica aveva inserito nel numero di vent’anni dopo la copia anastatica del numero di vent’anni prima.
    Io avevo scambiato distrattamente il secondo per il primo, l’avevo letto con grande interesse e solo alla fine, vedendo che si davano solo i programmi di due canali televisivi, mi ero insospettito. Ma per il resto le notizie di vent’anni prima erano le stesse che mi sarei aspettato vent’anni dopo”.

    In un’altra delle sue “bustine” Eco racconta del senso di straniamento che aveva avuto di ritorno dal Giappone. Nelle edicole di Fiumicino c’era la Repubblica che lui aveva già letto quasi il giorno prima, in versione digitale. Più che un viaggio nello spazio, aveva avuto l’impressione di un viaggio nel tempo.

    Questo per dire che i quotidiani, proprio perché quotidiani, sono quelli che dovrebbero rinnovarsi totalmente.

  2. Comma22

    14 settembre 2013 at 12:33

    Alessandro Gilioli e Arturo Di Corinto hanno indagato questi aspetti in “Nemici della Rete” (edizioni Bur), saggio di analisi sulle ragioni – e le persone- responsabili della nostra corsa al digitale. Quasi fallita.
    Per il Times, in Italia c’è un attacco geriatrico al web.

  3. Franc.Marotta

    16 settembre 2013 at 13:00

    Il direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, ai colleghi:
    “Non è più accettabile che parte della redazione non lavori per il web o che si pretenda per questo una speciale remunerazione. (…) Non è più accettabile l’atteggiamento, di sufficienza e sospetto, con cui parte della redazione ha accolto l’affermazione e il successo della web tv. Non è più accettabile, e nemmeno possibile, che l’edizione Ipad non preveda il contributo di alcun giornalista professionista dell’edizione cartacea del Corriere della Sera. Non è più accettabile la riluttanza con la quale si accolgono programmi di formazione alle nuove tecnologie. Non è più accettabile, anzi è preoccupante, il muro che è stato eretto nei confronti del coinvolgimento di giovani colleghi. Non è più accettabile una visione così gretta e corporativa di una professione che ogni giorno fa le pulci, e giustamente, alle inefficienze e alle inadeguatezze di tutto il resto del mondo dell’impresa e del lavoro. (…)
    A due mesi dal lancio degli abbonamenti al giornale su Ipad, abbiamo già toccato la soglia delle settemila adesioni, la metà delle quali per un periodo di sei mesi o un anno. Gli streaming di Corriere tv sono ormai largamente superiori a molti, e importanti, canali televisivi. L’industria alla quale apparteniamo e la nostra professione stanno cambiando con velocità impressionante. In profondità. Di fronte a rivolgimenti epocali di questa natura, l’insieme degli accordi aziendali e delle prassi che hanno fin qui regolato i nostri rapporti sindacali non ha più senso. Questo ormai anacronistico impianto di regole, pensato nell’era del piombo e nella preistoria della prima repubblica, prima o poi cadrà. Con fragore e conseguenze imprevedibili sulle nostre ignare teste. ”
    http://www.corriere.it/economia/10_settembre_30/lettera-de-bortoli_2d41fc98-ccd0-11df-b9cd-00144f02aabe.shtml

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