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Giornalismo stampato e giornalismo on line

Quali sono le differenze tra il giornalismo stampato e quello on line? Risponde il direttore del fattoquotidiano.it, Peter Gomez.

«Con l’informazione sul web siamo di fronte a una rivoluzione», afferma Gomez, intervistato da Enrico Bertolino, nella trasmissione “Glob” (Rai Tre). E aggiunge: «sull’on line, se scrivi una cosa sbagliata e hai un sito commentato, troverai sempre qualcuno che te lo farà notare. E devi correggerti e chiedere scusa. Sul cartaceo, invece, pubblichi magari la lettera di disappunto a pagina 33».

A proposito delle bufale online, Gomez ricorda che «l’affidabilità di un giornalista non dipende da che mezzo usa, io posso scrivere sui muri ed essere un giornalista affidabile. Non c’è differenza tra i media, ma tra i giornalisti. Ci sono giornalisti onesti, giornalisti bravi, giornalisti venduti […] Quanti di noi hanno creduto alle armi di distruzioni di massa in Iraq?».
E per concludere: «Internet porta ad aumentare la coscienza critica: prima una bufala la scrivevi su un quotidiano e non ti sbugiardava nessuno, oggi il rischio che qualcuno la smascheri c’è ed è forte».
A c. di Rosa De Luca

Video dell’intervista a Peter Gomez su giornalismo stampato e giornalismo on line.

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2 pensieri riguardo “Giornalismo stampato e giornalismo on line

  1. Da “Editoria kaputt” du Ugo Gaudenzi
    Le “autoanalisi” che si operano nel mondo della (dis)informazione nazionale sono psicopatologiche. La più recente, di queste ore, è firmata FIEG, la Federazione Italiana degli Editori dei Giornali, sulla base di una ricerca (su… mille intervistati – sic! – dell’Università di Urbino). C’è tuttavia da dire – a chiosa di quanto appena dichiarato –che anche gli sclerotici organismi di rappresentanza professionale, amministrativa e sindacale dei giornalisti (Odg, Fnsi, Inpgi, Casagit) non hanno di certo mancato, negli anni, di offrire il loro consistente contributo al suicidio dell’intera categoria. (…)
    Qualche nota minore, per rammentare lo stato di pensiero surgelato che bloccava e tuttora blocca la razionalità psichica degli autonominatisi vertici del settore.
    Era il 1997 e agli aspiranti professionisti che si azzardavano, in sede di esame orale, di mettere in guardia l’editoria e il giornalismo (nelle loro “tesi” di fronte ai Commissari d’esame) a cambiare in fretta il modo di proporre informazione, veniva riservata, da sempreterni vetusti alfieri della macchina per scrivere, una assurda bocciatura a esami scritti superati… con la motivazione: “volete distruggere l’editoria”. (…)
    All’editoria è in pratica stata organizzata e riservata la stessa fine applicata a quasi tutti gli altri settori economici: far morire le realtà piccole e medie per favorire i trust, le compagnie nazionali o multinazionali.
    E, si badi bene, chi ha tirato il boomerang mortale lo sta anche ricevendo in faccia.
    Le “grandi” testate della disinformazione non hanno arraffato nemmeno uno dei lettori eliminati alla piccola e media concorrenza. Anzi: hanno perso centinaia di migliaia di loro fedeli stampa-dipendenti. Il potere politico ha fatto harakiri dei suoi mezzi di propaganda.

    Da http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23306

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