Graphic journalism, perché no?

di - 17 febbraio 2013

Spunta anche in Italia il giornalismo a fumetti, o graphic journalism. Un genere difficile, in cui ancora pochi si cimentano, eppure con capacità di penetrazione e di persistenza che il giornalismo comune (quello che muore ogni giorno con la carta su cui è stampato o che sprofonda rapidamente nelle pagine di Google), non ha.

Un lavoro di graphic journalism può avere l’ambizione di vivere a lungo, come un libro da collezione e non pochi giorni come un articolo giornalistico. Ma richiede una quantità di lavoro enorme e tante, ma tante abilità in più. Difficile è sviluppare il soggetto e ancora più difficile è dargli una forma grafica avvincente. Per questo gli autori sono spesso più di uno.
Per contro, quali sono i vantaggi del graphic journalism? Certamente un livello libertà operativa che manca al fotogiornalista e al cinereporter (a partire dai costi e dai rischi). Poi, il fatto che il graphic journalism si presta a fare informazione o controinformazione nelle aree più svantaggiate del mondo, o a penetrare aree culturali refrattarie a giornali e libri.

Graphic journalism, cosa c’è in libreria?

graphic_journalism-Emmanuel Guibert, Didier Lefèvre, Frédéric LemercierPer iniziare: Il fotografo, di Guibert Emmanuel (disegni), Lefèvre Didier (foto) e Lemercier Frédéric (grafica). Un “caso” di graphic journalism che Adriano Sofri ha definito «un’opera straordinaria, la memoria di una guerra particolare (Afghanistan, ndr) e di un capitolo particolare dentro quella guerra, tuttavia capace di rendere l’idea della guerra di sempre e dei nostri giorni con una vivacità e vividezza inedite.
Luglio 1986. Il fotografo Didier Lefèvre parte al seguito di un’équipe di Medici Senza Frontiere diretta nell’Afghanistan dilaniato dalla guerra tra sovietici e Moudjahidin. L’obiettivo della missione è individuare un sito dove allestire un ospedale. Questa missione segnerà la sua vita come questa guerra segnerà la storia contemporanea. In un intreccio di destini individuali e geopolitica, nell’alternanza di disegni e fotografie, questo libro racconta la lunga marcia di uomini e donne che tentano di riparare ciò che altri distruggono.  
Link libreria: Il fotografo, di Guibert Emmanuel, Lefèvre Didier, Lemercier Frédéric.

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graphic_journalism-Gianluca Costantini, Dario MorgantePoi, Julian Assange & WikiLeaks, di Gianluca Costantini e Dario Morgante. Questo libro è un’indagine su una delle figure più sorprendenti degli ultimi anni, quella del giornalista-hacker.
Il protagonista è il famoso Julian Paul Assange, giornalista, programmatore e attivista australiano, co-fondatore e caporedattore di WikiLeaks, il sito che divulga alla grande stampa e al pubblico segreti diplomatici e militari.
Gianluca Costantini è un autore multiforme,che divulga da anni la cultura dei comics con un occhio di riguardo al fumetto politico e al graphic journalism, anche tramite la sua associazione  Mirada.
Link libreria: Julian Assange & WikiLeaks, di Gianluca Costantini e Dario Morgante.

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graphic_journalism-Delisle_GuySegue, Pyongyang, di Delisle Guy: «l’ironia come chiave di lettura per raccontare un paese da incubo». Pyongyang è la capitale della Corea del Nord, uno Paese costretto in isolamento assoluto e immerso nel culto di una famiglia di dittatori “comunisti”.
Per gli stranieri è difficilissimo entrare e praticamente impossibile avere contatti con gli abitanti. Guy Delisle, canadese, ha lavorato due mesi a Pyongyang e ne è tornato con un reportage in forma di graphic journalism nello stesso tempo esilarante e drammatico.
Link: 
– Guy Delisle,
– Pyongyang (comics),
– libreria: Pyongyang.

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graphic_journalism-Joe_SaccoInfine, Safe Area Gorazde, di Joe Sacco (foto d’apertura), che è forse la figura più rappresentativa del graphic journalism.
Nel corso dell’ultimo decennio, Joe Sacco si è sempre più orientato verso una forma breve di giornalismo a fumetti per riferire sulle aree di conflitto nel mondo.
Con Gorazde ha vinto il prestigioso Will Eisner Award e il valore del libro è stato riconosciuto dai media internazionali.
Per questo lavoro, raccontato in prima persona, si è recato nella cittadina bosniaca quattro volte, documentando con i propri disegni la ferocia della guerra, e di quello che ne è rimasto dopo.
Link: Safe Area Gorazde, di Joe Sacco.

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reportage-Joe_SaccoSempre di Joe Sacco, una raccolta tra le più significative di graphic journalism, a partire dal titolo: Reportages. Questo libro raccoglie gran parte dei reportages che Joe Sacco ha realizzato nel corso degli ultimi anni, presentandoli secondo l’ordine cronologico dei viaggi. Sacco aggiunge inoltre, alla fine di ciascun racconto, delle note che chiariscono l’epoca e il contesto. All’inizio è al Tribunale penale internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia, dove assiste al processo di un dottore serbo accusato di genocidio. Segue un capitolo sulla Palestina, patria del conflitto che ha reso famoso il suo lavoro. Poi si occupa della condizione delle profughe cecene in Inguscezia. In Iraq, al seguito dei soldati americani e iracheni, Sacco è un giornalista embedded, ovvero integrato alle forze di combattimento.
Per parlare dell’emigrazione clandestina africana in Europa, l’autore sceglie di recarsi a Malta, il suo paese d’origine. Anche se le sue simpatie vanno naturalmente ai cosiddetti indesiderabili, riesce a spiegare molto bene le paure e le preoccupazioni dei maltesi. Infine, Sacco è stato in India, e più precisamente nella regione di Kushinagar, per raccontare l’estrema povertà dei dalit che occupano lo scalino più basso nel sistema delle caste, un tempo chiamati gli Intoccabili.
Foto grande: Joe Sacco alla presentazione del volume “Palestina” (Londra, 26/10/07)
Link:
– libreria:  Joe Sacco – Reportages,
intervista a Joe Sacco (YouTube, francese).

Altre info su graphic journalism:
– “Comic Books as Journalism: 10 Masterpieces of Graphic Nonfiction
– “Sacco contributes to new global language“. 
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Mario Della Vedova & staff

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- Redazione

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2 Comments

  1. Momo

    18 febbraio 2013 at 11:49

    Negli Stati Uniti il 2012 ha visto nascere la prima rivista di giornalismo a fumetti nativa digitale. Si tratta della app Symbolia, un tablet magazine che unisce giornalisti e fumettisti (soprattutto donne), in una piccola ma promettente start-up cofinanziata da International Women’s Media Foundation, McCormick Foundation e J-Lab. L’offerta è chiara: sei uscite l’anno per 11.99$, oppure 2.99$ a numero. E tra i primi contributors ci sono autrici come Sarah Glidden e Suzie Cagle.
    Nella stessa linea il progetto francese La revue dessinée, il cui debutto è avvenuto in questi giorni di festival di Angoulême, e che ha raggiunto il suo obiettivo di pre-abbonamento online in soli tre giorni.

    http://www.ilpost.it/matteostefanelli/2013/02/04/il-fumetto-nel-2012-in-7-tendenze/

  2. Pingback: Giornalismo indipendente, a fumetti – Il magazine di FirstMaster

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