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Il giornalismo online e la misura del suo valore

«Dalle metriche, dalla capacità di misurare il valore dei contenuti e il coinvolgimento dei lettori, dipende il futuro del giornalismo digitale»

Così scrive Marco Pratellesi sul suo blog in Vanity Fair. E non è un articolo tanto per intervenire sulla misurazione dei lettori online e su Audiweb, ma è una questione ben più profonda e ricca di implicazioni.

«Il valore dei siti web viene misurato principalmente con gli utenti unici e le pagine viste. Due valori quantitativi che dicono poco sulla qualità del prodotto.
Alcuni esempi pratici: se sono bravo nel Seo (nell’indicizzare i contenuti in modo che risultino tra i primi selezionati nel ranking dei motori di ricerca), otterrò un discreto successo di utenti unici. Ma se il sito non ha qualità o tradisce le aspettative i lettori non torneranno e saranno di volta in volta diversi. Lo stesso vale per le pagine viste. Se il sito è prevalentemente popolato da gallery le probabilità di avere un buon numero di pagine viste aumenta, ma questo dato dice qualcosa della quantità di fruizione (numero di pagine/mese viste più o meno di altre testate), poco sulla qualità del contenuto (rilevanza, fidelizzazione, attenzione).

C’è un terzo parametro nelle metriche del web, il tempo medio speso da ogni utente sul sito, che invece ha più a che vedere con la qualità e il giornalismo digitale, ma che purtroppo ha ancora poco peso nelle decisioni degli investitori pubblicitari.

L’inadeguatezza e la conseguente incertezza sui parametri che definiscono il successo di un sito ha molto a che vedere con gli investimenti pubblicitari, cioè con una delle risorse fondamentali del giornalismo, soprattutto digitale, dove i contenuti, nella stragrande maggioranza dei casi, sono gratuiti. Gli spazi online (venduti in base al Cpm) costano infinitamente meno degli spazi su carta, anche se ormai tutte le principali analisi dimostrano che le versioni online dei media hanno molta più audience delle rispettive testate cartacee. […]

Nel giornalismo ogni contenuto ha il suo valore, spesso argomenti diversi convivono accanto nella pagina o nella home page, ma se li misuriamo tutti con lo stesso metro i risultati saranno fuorvianti. Ecco perché trovare metriche più adeguate alla realtà del giornalismo (e non genericamente del web) ha un ruolo fondamentale. Utenti unici e pagine viste possono funzionare per Google e Yahoo, per Facebook e, forse, per Twitter, non per chi fa della qualità e della credibilità presso i lettori il suo punto di forza. Occorre creare un ponte tra la realtà del giornalismo e la realtà del business che lo sorregge, o che dovrebbe sorreggerlo. Se non troviamo un punto di incontro saranno sconfitti entrambi. Non è un caso che dopo anni di articoli e convegni sui modelli di business del giornalismo, il discorso si stia spostando progressivamente sulle metriche».

Link articolo integrale: Valore del giornalismo e metriche web: 50 sfumature di grigio

A c. di Ezio Santopadre

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