«Il giornalista commentatore on-line è il futuro, anzi il presente»

di - 29 ottobre 2013
Giornalismo-trend

I giornali hanno disperatamente bisogno di giornalisti che scrivano commenti di qualità, perché…

C’è chi ha la vista lunga e sa di cosa parla. E’ il caso del giornalista italo-brasiliano Max Bono che già nel 2008, rispondendo ad un suo lettore, gli parlava della mutazione profonda della professione giornalistica che oggi è sotto gli occhi di tutti.
Riporto quasi integralmente il post, perché potrebbe scomparire dal web da un giorno all’altro. Invece è un post d’epoca (per i tempi di Internet, s’intende), che va salvato e che spero stimoli uno scambio di opinioni.

I giornali come veicoli di informazione sono inutili. La pura notizia, ciò che è accaduto nel luogo X all’ora Y, è di dominio pubblico grazie ad internet. Chiunque può sapere le notizie in tempo reale senza problema.
E’ finita l’epoca in cui solo il giorno dopo, leggendo il giornale, si conosceva ciò che era accaduto. Ciò era già cambiato con l’avvento della tv, ma internet ha mutato ciò in maniera radicale. In pratica i giornali cartacei hanno già cambiato la loro funzione. Come veicoli di informazione sono inutili, persino dannosi perché possono indurre ad errori di informazione (per il ritardo sugli aggiornamenti, ndr). L’unico valore aggiunto di un giornale è nel commento che danno alla notizia, non nella notizia in sé.

Ma (ovvio) il commento deve essere di qualità perché altrimenti anch’esso è inutile. Perciò il giornale (tanto fisico quanto on-line) ha disperatamente bisogno di giornalisti che scrivano commenti di qualità. Giornalisti-analisti che vedano al di là della notizia per interpretare e vedere ciò che essa comporta per il futuro di tutti noi.
Il lettore compra il giornale per questo, per avere un valore aggiunto alla notizia in sé, che può avere gratis da internet. Si tratta pertanto di un cambiamento abissale che colloca il giornalista commentatore al centro del mondo dell’informazione.

Il giornale ha perso per sempre la sua centralità nel mondo dell’informazione, sostituito dal giornalista. Il preistorico mondo dell’editoria italiana non ha ancora capito ciò e questo spiega perché molti giornali stanno affondando nelle vendite.

E’ però vero che l’intero modello di business dell’informazione è cambiato.
Il giornalista commentatore ha tuttavia ancora molta difficoltà ad emergere e per questo deve svolgere un secondo lavoro, specie se non appartiene alla “casta” del mondo dell’informazione del passato.
L’editoria italiana per decenni è vissuta sulle notizie “pilotate” e si rifiuta disperatamente di accettare il cambiamento imposto dal mondo di internet. Ovvio, non ci riuscirà , ma sicuramente sta ritardando il cambiamento.

Parlando di cambiamenti, molti mi chiedono ad esempio perché scrivo per vari giornali on-line piuttosto che per quelli “fisici”. Beh, la spiegazione è la seguente. Il tempo medio tra scrivere l’articolo e la sua pubblicazione on-line è di un giorno mentre sui giornali “fisici” (che in più vogliono l’esclusiva) è di 3-4 giorni. In pratica quanto pubblicato sul giornale cartaceo il mio articolo è gia vecchio.
Francamente preferisco la diffusione on-line, anche se quasi non remunerata, ma libera rispetto a quella cartacea, mal pagata, che esce con grande ritardo, con “direttive” su come scrivere e che scrivere.
Tanto, penso, il giornalista commentatore on-line è il futuro anzi il presente e nel frattempo continuo, per il mio sostentamento, a lavorare per APK (organizzazione non governativa, ndr).

A cura di Angelo Valetti & staff

Fonte: 
Max Bono, Internet: il giornalista protagonista dell’informazione.

 

 

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Commento

  1. Max22

    8 gennaio 2014 at 14:22

    Sue Greenwood, insegnante di giornalismo alla Staffordshire University ed esperta di web media, ha detto che il fattore umano non è indispensabile di per sé: ogni volta che un giornalista scrive per frasi fatte, come “rinvenuto il cadavere” e “alle prime luci dell’alba”, dovrà pensare che la tecnologia ha già i mezzi per produrre un testo del genere. Non essere banali e raccontare qualcosa che non sia già stranoto non è più un’opzione.

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