Il lettore a(r)mato

di - 19 febbraio 2013

Ogni anno 15.000.000 di volumi, dopo esser stati mandati al macello, vengono mandati al macero. Perché?

Roma – Purtroppo non è più in vendita “Il lettore a(r)mato. Vedemecum di autodifesa“, un libretto «a difesa dei lettori» di Luca Ferrieri. Professione? Bibliotecario (si sente).
E’ stato pubblicato da Stampa Alternativa e forse lo si trova, se lo si trova, nei mercatini dell’usato o su eBay.
Conviene cercarlo, perché è un breve lampo di intelligenza, utile anche a giornalisti e scrittori, e lo dimostro subito con pochi stralci.


il_lettore_a(r)mato-il_lettore_armato-Luca_Ferrieri-Stampa_Alternativa“Il lettore non può essere considerato semplicemente un consumatore perché il rapporto che egli instaura con il testo che legge, se è di un certo tipo, tende immediatamente a oltrepassare la dimensione del consumo, e anzi a porsi ai suoi antipodi: nel consumo infatti si verifica la volatilizzazione della sostanza e ciò che resta è lo scarto, nella lettura si attua la precipitazione del senso e ciò che resta è un nucleo coscienziale irriducibile. 

Uno dei maggiori danni che l’industria culturale ha inferto alla cultura del libro riguarda proprio la riduzione della lettura a una “fruizione” (parola orribilmente indicativa): somministrazione, deglutizione, incorporazione di un prodotto, da metabolizzare ed espellere, secondo ritmi comuni al restante sistema dei consumi. Questo modo di pensare la lettura, sul modello degli uffici commerciali della grande editoria, ha portato a due conseguenze principali: la separazione tra la promozione del libro e la promozione della lettura (le case editrici si preoccupano sempre di più che un libro venga acquistato e meno che venga letto); […] 

La dichiarazione delle fonti (bibliografiche, documentarie, orali), su cui si fonda un’argomentazione, è un diritto del lettore e un dovere dell’autore. Essa andrebbe resa obbligatoria (in forme commisurate alla tipologia della pubblicazione) come l’elenco degli ingredienti nei prodotti alimentari e abituale come l’indicazione di copyright. Invece il malcostume giornalistico, ormai penetrato all’interno della letteratura scientifica, ci ha abituati a roboanti ed epocali affermazioni prive di ogni supporto documentario. La logica dello scoop ha da tempo sostituito il controllo della notizia, così come la notizia è divenuta il surrogato dell’evento. 

I quarantamila titoli che ogni anno vengono pubblicati in Italia dimostrano che ormai si è rotto ogni rapporto tra quantità e qualità. Pubblicare più libri non serve a far leggere di più; […]
Tutto ciò avviene per la sistematica e beninteso colposa ignoranza del principio ecologico di limite. Oltre una soglia critica, infatti, si innesca un processo di controproduttività strutturale: tutto ciò che è stato pensato per rendere l’uomo più autonomo e indipendente (la mobilità, il benessere, la cultura) si trasforma in nuove eteronomie e in più pesanti dipendenze. […]

 

Luca_Ferrieri_Lettore_armato_a(r)matoIn campo cultural-editoriale l’ingorgo produce queste principali conseguenze

– la stazza transitante determina un abbassamento della sensibilità critica. Non è sempre semplice distinguere il libro pattumiera (debitamente imbellettato) da quello valido. Le differenze si fanno sempre più impercettibili (ma proprio per questo sono sempre più decisive).

– il “rumore di fondo”, originato dal traffico, impedisce la perfetta decifrazione dei messaggi, ostacola il silenzio della lettura, deforma anche le opere più serie che vengono insufflate nei salotti mondano-letterari e hanno bisogno di qualche lustro per riemergere.

– il bombardamento informativo produce fenomeni di dipendenza e, quando improvvisamente viene a cessare, vere e proprie crisi di astinenza. L’“ansia da informazione” è una sindrome molto comune: non si può vivere senza la propria dose giornaliera di giornali, telegiornali, rotocalchi. La deliberata violazione degli obblighi di informazione produce sensi di colpa. Dal “diritto all’informazione” si è passati alla “informazione obbligatoria”. […]

– si assiste a una sistematica sostituzione del valore d’uso del libro con il suo valore di scambio; il libro viene esibito come oggetto di arredo o come status symbol culturale; si sviluppano “paratesti” che “fanno le veci” della lettura del libro (la recensione, la trasmissione, la pagina letteraria, il risvolto, il riassunto in dieci righe con punteggio: come per i film, i vini, i ristoranti; che c’è da scandalizzarsi?).

– il tonnellaggio circolante è superiore alla capacità di smaltimento e si producono i primi problemi di stoccaggio dei rifiuti (dove mettere le notizie scariche?): la vita del libro si è accorciata, rimane in libreria per un solo trimestre e più della metà dei libri inviati in libreria vende al massimo una sola copia.  Alla fine di una vita sempre più breve al libro tocca il destino del macero, in omaggio a una logica di distruzione delle risorse quando non più commerciabili. Ogni anno 15.000.000 di volumi, dopo esser stati mandati al macello, vengono mandati al macero. Si tratta di una conclusione altamente coerente, e, all’interno dell’attuale modo di produzione del libro, difficilmente evitabile. Ne sono una prova anche le resistenze degli editori e dei librai all’introduzione dei Remainders. […] 

Ben vengano dunque le prime forme di organizzazione dei lettori (il gruppo milanese dei Bibliòtopi, che raccoglie gli utenti della Sormani; l’associazione culturale Ipsilon di Cologno Monzese, che si batte «per l’ecologia della cultura di massa»; i gruppi di lettura esistenti in qualche biblioteca lombarda; l’iniziativa del club di Milano de L’Altritalia, che stampa un giornaletto, Palle Firmate, per difendersi «dalle grandi palle raccontate dalle grandi firme della stampa nazionale»; ecc.)”
(I neretti nel testo sono aggiunti da me)

A c. Walter Mancini & staff

 

 

 

 

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