La comunicazione di Beppe Grillo

di - 27 maggio 2014
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Il linguaggio provocatorio e paradossale di Grillo funziona dal vivo, ma tradotto sui titoli di tg e giornali, fuori contesto, ottiene l’effetto contrario: da divertente diventa inquietante, equivocabile. E spaventa la gente.

Sul piano della comunicazione e della comunicazione politica, questa mi sembra la migliore analisi in grado di spiegare i risultati del Movimento 5S alle elezioni europee 2014.
Lo scrive Andrea Scanzi, su Il Fatto Quotidiano «il linguaggio che paga non è quello provocatorio e paradossale di Grillo (che, tradotto sui titoli di tg e giornali, diventa serio e truculento, spaventa la gente e non basta un’ospitata a Porta a Porta per cancellarne gli effetti), ma quello dei suoi parlamentari migliori (più concreto sulle cose fatte e quelle da fare), e anche quello autoironico del video di ieri.

I titoli sul “Grillo fascista” e “M5S nazista” sono figli di una disonestà intellettuale giornalistica quasi senza eguali, ma (prevedibile, ndr) un po’ te le cerchi se regali assist agli avversari. Il post su Auschwitz, “Cosa faresti alla Boldrini?”, “Sono oltre Hitler”, i “processi ai giornalisti”.
Tutte esagerazioni semantiche, tutti cortocircuiti linguistici che vogliono fungere da catarsi (la violenza verbale per disinnescare l’eventuale violenza reale): vaglielo a spiegare, però, alla casalinga di Voghera.
Renzi ha giocato sulla speranza contro la paura: una narrazione da asilo nido, ma Grillo gli ha permesso di farlo. Come gli ha permesso di insistere sulle semplificazioni dei “grillini che sanno solo dire di no” e che “hanno messo in frigorifero 9 milioni di voti”.

Così Scanzi, sulla comunicazione di Beppe Grillo. E aggiungo: nella competizione tra “complesso” (Grillo) contro “semplice” (Renzi), il risultato oggi appare scontato: Renzi batte Grillo 20 a 40.
Recensione di Umberto Rizzo 

 

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- Redazione

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5 Comments

  1. Mario Rinaldi

    27 maggio 2014 at 07:45

    #comunicazionegrillo – Sulle differenti formule di comunicazione tra i tre contendenti (Beppe, Matteo e Silvio), è stato profetico, a marzo, Dario Borriello su “Lettera 43”
    (…)
    RENZI E LA DIALETTICA DEL SOGNO. Attenzione, però, a non pensare che Matteo e Silvio siano uguali. Perché tra il segretario dem e il capo di Forza Italia esiste una differenza fondamentale: sebbene utilizzino la stessa tecnica, il top down (cioè il dialogo tra leader e popolo-elettori avviene senza barriere), l’ex Cav sfrutta la teoria del nemico unico (sinistra forcaiola, giudici politicizzati, funzionari delle istituzioni a trazione comunista), mentre il premier preferisce puntare su narrazione del sogno che diventa progetto (tipicamente americana), scelta razionale (votare per lui deve essere una conseguenza logica) e nemico generico (la palude della politica romana). Nel primo caso si compatta partigianamente il popolo-elettore per una sfida dal sapore epico, mentre nel secondo si riaccende la speranza di quanti si sentono rassegnati allo status quo provocato da una crisi che viene sì da lontano, ma ha ormai messo radici in casa nostra.

    Alla luce di questo, appare evidente che sia Grillo a essere molto più vicino a Berlusconi rispetto a Renzi.
    L’ex comico, infatti, ha sempre improntato la sua campagna elettorale (permanente) sul nemico unico, accorpando partiti di sinistra, destra, centro e palude romana.

    Finora gli è andata bene perché nessuno più di lui aveva il contatto diretto con gli elettori, ma da quando c’è Renzi, che gira a piedi o in bici senza scorta, punta sul fatto di essere stato sindaco, o come si usa dire, primo cittadino, le cose sono cambiate. E anche Grillo ha dovuto cambiare verso. Almeno alle sue tecniche di comunicazione.
    Ecco perché la televisione diventa il mezzo più veloce per rivolgersi direttamente a quella parte di elettorato cosiddetto «fluttuante», che in Italia erroneamente definiamo «astensionista». In realtà si tratta di un 20-25% di ceto medio o medio-basso che non ha un credo politico da seguire, ma idee che possono variare a seconda del momento storico che vive il Paese.
    Questa fetta di elettori, statisticamente, può risultare determinante quando la situazione è di sostanziale pareggio tra i player in campo.

    http://www.lettera43.it/politica/beppe-grillo-la-comunicazione-cambia-rotta_43675125222.htm

  2. MMI

    27 maggio 2014 at 07:53

    Il Sole24ore – A lezione di comunicazione dal «guru» Beppe. Grillo prepara i suoi alla tv
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-31/lezione-comunicazione-guru-beppe-153149.shtml?uuid=AbYBF10H

  3. Lisa

    27 maggio 2014 at 16:03

    Non sarà troppa teoria? Se Renzi tagliava l’irpef di 200 euro e non di 80, avrebbe fatto il 51%. Per la serie: “il potere logora chi non ce l’ha”.

  4. Luigi Ferraro

    28 maggio 2014 at 07:12

    #comunicazionegrillo – La comunicazione di Grillo & c. si è rivelata sbagliata perché rivolta a “chi siamo” e “contro l’avversario”, non più e non tanto “cosa posso fare per te”. Chi ha seguito di persona o in diretta può ripensare ai discorsi sentiti e rendersene conto.
    Giuseppe Tipaldo e Matteo Pisciotta, professore e dottorando in Sociologia della comunicazione all’Università di Torino: nella gara a due, dicono, a vincere è stato Matteo Renzi. I 5 Stelle in questa campagna sono sembrati i Ds degli anni berlusconiani, di quando la strategia a sinistra era solo quella di attaccare Silvio e le sue attività senza parlare dei contenuti”. Il presidente del Consiglio, secondo il docente, è riuscito ad arrivare a livello comunicativo a più persone e in modo più efficace. “Comunica meglio e nei tempi giusti”, continua, “ha saputo come muoversi nell’agone. Vince sui media tradizionali dove è l’unico a potersi presentare senza bisogno di un copione e vince anche sui social media: usa Twitter da vero nativo digitale, senza sommergere il pubblico di messaggi e interagendo. Non fa così Grillo, che pure online ha dato vita al Movimento e conosce bene lo strumento, ma usa i new media come fossero televisione: non risponde né interagisce. (Fonte: “Parlare troppo dell’avversario non paga”, Martina Castigliani, ilfattoquotidiano.it)

  5. Lio. R.

    29 maggio 2014 at 15:39

    So che Grillo usa il paradosso (meglio, le spara grosse), ma Casaleggio parla a freddo.

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