Donne Primavera araba

Primavera araba, donne e social network

Donne Primavera araba

Donne e primavera araba, quale ruolo?

I cronisti occidentali ci hanno raccontato solo storie di madri, mogli e figlie che hanno sostenuto mariti e fratelli impegnati nella mobilitazione, ma lontane dallo spazio pubblico. Donne nascoste dietro un chador o un burqa in attesa della liberazione dai regimi dispotici e predatori. Insomma, ci hanno ripetuto il solito stereotipo occidentale con il quale le donne musulmane, soprattutto le più giovani, non hanno nulla in comune.

Invece, a veder bene, le donne erano in prima linea e a volte anche al comando della protesta, ma le loro azioni hanno avuto un’eco limitata sui nostri mass media.

Le donne avevano un posto di rilievo, a cominciare dalle manifestazioni tunisine che hanno dato il via alla primavera araba. Spesso marciando fino a Tunisi con mariti e figli al seguito.
 

La primavera araba in Egitto

In Egitto, è stato il video postato su Facebook da una giovane donna, il segnale che ha portato alla grande dimostrazione di piazza Tahrir, al Cairo.

Così come in Yemen, le colonne di donne velate a Sanaa e Taiz sono uscite di casa per costringere il despota di quel Paese a lasciare il potere ed in Siria dove, di fronte la polizia armata segreta, le donne hanno bloccato le strade manifestando per la liberazione dei loro mariti e figli dalla prigione. Per i mass-media internazionali queste donne erano “inesistenti”.
 

La primavera araba vista dagli USA

Alla fine di gennaio la giornalista freelance Megan Kearns ha sottolineato come nella televisione americana vi fosse una mancanza di attenzione per quelle donne e più in generale sulla maggior parte di stampa e mezzi di comunicazione si notava l’assenza di immagini di donne che protestavano.
Anche The Nation ha sottolineato come la primavera araba ha ricevuto grande attenzione dai media americani, ma uno dei suoi elementi fondamentali è stato ampiamente trascurato: il ruolo sorprendente di donne nelle proteste radicali del mondo arabo. Solo sui social networks è stato dato il giusto rilievo.
 

Donne arabe e stereotipi

La dottoressa Natana J. DeLong-Bas, direttore editoriale dell’Oxford Encyclopedia of Islam and women, ricorda che la più grande sfida per le donne non è dissipare gli stereotipi occidentali, ma rivendicare il loro posto nella primavera araba. Non solo nei periodi rivoluzionari e di transizione, ma, soprattutto, nei nuovi sistemi sociali che ne risultano.

Sulla primavera araba e le sue donne, così argutamente conclude il Guardian: «le donne possono avere sostenuto la primavera araba, ma resta da vedere se la primavera araba sosterrà le donne”

Sonia Sarra & staff

 

Link approfondimento

• La primavera araba e le donne (Il Post)
L’Economist fa il punto sulla situazione in Egitto e Tunisia dopo le rivoluzioni

 Le donne immagine simbolo della primavera araba (Il Sole 24 Ore)
Se c’è un’immagine simbolo di questa primavera araba, è paradossalmente quella delle donne.

 La Primavera araba è donna (Famiglia Cristiana)
Il ruolo delle donne è stato fondamentale per la Primavera araba. Ora devono affermare i propri diritti. Parlano le protagoniste.

 Video –  Donne e primavera araba (Servizio del Tg2)

 Wikipedia: Primavera araba.

 

 

 

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3 pensieri riguardo “Primavera araba, donne e social network

  1. Segnalo:
    Mhenni Leena B. – Tunisian girl. La rivoluzione vista da un blog
    Edizioni Alegre
    Quella tunisina è stata la prima rivoluzione della storia con un ruolo rilevante della controinformazione diffusa attraverso la rete, i blog, i social network. La giovane Leena Ben Mhenni, con il suo blog Tunisian Girl, è stata una delle fonti principali di notizie e informazioni per i giornalisti all’estero, diventando una delle più coraggiose protagoniste della battaglia contro Ben Ali, il dittatore tunisino. Battaglia virtuale, con cyberattivisti, cyberpirati, cybersbirri, ma anche battaglia vera, con morti, arresti, sacrifici. Fino a quel 14 gennaio, quando finalmente il tiranno, che ha beneficiato della compiacenza criminale del mondo occidentale, degagé, se ne va. Mentre ex ministri arabi e occidentali blaterano senza vergogna della “primavera araba”, questo libricino dà conto del ruolo innegabile della generazione di Facebook nel percorso per la conquista di un mondo senza censura, senza violenza, senza tortura.

    http://www.ibs.it/code/9788889772683/mhenni-leena-b/tunisian-girl-la-rivoluzione.html

  2. Anche:
    Baghdad brucia. Il blog di una giovane irachena
    Dalai Editore

    Riverbend, “ansa del fiume”, è lo pseudonimo di una giovane irachena di 24 anni che, all’inizio della guerra, ha cominciato a tenere un proprio blog in lingua inglese. Giorno per giorno ha annotato tutto quel che accadeva intorno a lei: i bombardamenti, l’ingresso a Baghdad delle truppe americane, la caduta di Saddam, le sanguinose azioni del terrorismo, l’avvento di un nuovo ceto dirigente all’ombra delle truppe straniere, la vita quotidiana in una città che da tre anni è assediata dalla violenza, i sequestri di persona, la minacciosa ascesa dei fondamentalisti islamici, la paura degli uomini e soprattutto delle donne, l’angoscia per il futuro. È la testimonianza in diretta, ora sarcastica e ora disperata, di una ragazza della media borghesia che vede gli amici, la famiglia, i vicini di casa travolti dagli eventi.

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