foto

Ripensare la Comunicazione?

fotoPierre Zémor, figura eminente della Comunicazione francese, ha pubblicato un articolo provocatorio, per stimolare il ripensamento sul ruolo della professione, a suo modo di vedere impoverita dalla facilità delle nuove tecnologie e dalla crisi della committenza.

Il punto di partenza è che durante i “30 anni gloriosi” del grande sviluppo economico, la Comunicazione «aveva acquisito titoli di nobiltà e conservato un volto rispettabile svolgendo un ruolo importante nella società dei consumi. Infatti il marketing, i collaudati strumenti della pubblicità e della gestione dell’immagine, il culto della marca sono stati molto utili per le imprese.
Forte di questi successi la Comunicazione, ora esaltata, ora condannata senza appello, ha avuto la tentazione egemonica di dettare le modalità di espressione alle Istituzioni pubbliche, ai media e alla politica. Tuttavia le buone intenzioni di utilizzare la comunicazione per finalità sociali o per lo sviluppo sostenibile, sono svanite. […]

Oggi la Comunicazione è chiamata a render conto del suo ruolo, dell’utilità dei suoi costi, dei suoi atteggiamenti collettivi, educativi, creativi, interattivi…. Le modalità di Comunicazione, di fatto poco diversificate, non rispondono più ai differenti obiettivi che perseguono le imprese, le Istituzioni pubbliche, le associazioni, le ONG, le aggregazioni della società civile, la classe politica e anche i giornalisti e gli editori dei media.»

Pierre Zémor, è consigliere di Stato di Francia, presidente della FEACP (Federazione Europea delle Associazioni di Comunicazione Pubblica) e del ‘Cercle des 5 communications’ , già presidente della ‘Commission Nationale du Débat Public’.

Leggi tutto sul sito Ferpi.

A.c. Gianluigi Piscopo & staff

Print Friendly, PDF & Email

2 pensieri riguardo “Ripensare la Comunicazione?

  1. Ripensare la Comunicazione è necessario: oggi la Parola sembra aver perso la sua funzione originaria. Il linguaggio contemporaneo è spesso strumentale e privo di senso. Poco autentico. E riflette la ‘frettolosità’ di un Tempo cronometrico, che non si concede spesso pause di… riflessione!

Lascia un commento