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Stati Uniti, citizen journalism e democrazia

«Grazie a Internet il giornalismo ora è quello che fai non quello che sei».

Questa frase di Mathew Ingram, opinion leader statunitense noto anche in Italia, ben racchiude l’evoluzione del concetto di giornalista proveniente dagli Stati Uniti, con rilevanti implicazioni pratiche.

Secondo Ingram e autorevoli altri (v. link Lsdi sotto), sono le caratteristiche di una notizia a qualificare l’operato di una persona, professionista o comune cittadino, e non il contrario: «con l’esplosione degli strumenti di comunicazione in rete, chiunque è in grado di diventare un giornalista in qualsiasi momento (e per un momento, ndr), e in teoria questo significa che chiunque dovrebbe avere la protezione del Primo Emendamento (assoluta libertà di parola e stampa, ndr), quando sta facendo giornalismo».

Sull’onda dei social media e dei citizen journalist, negli Stati Uniti si comincia a discutere sul fatto che, quando si parla di tutela giuridica del sistema informativo-giornalistico, la domanda che ci si deve porre non può essere più «chi è giornalista?», ma piuttosto «questa notizia è giornalismo?».

Non si tratta di un dibattito accademico, perché estendere la protezione del Primo Emendamento a qualsiasi cittadino statunitense che faccia informazione giornalistica (cioè che diffonda anche una sola notizia di rilevanza pubblica), significa far fare alla democrazia più di un passo avanti. Ma oggi, solo i giornalisti qualificati possono accedere negli Stati Uniti a garanzie costituzionali e tutele giuridiche.

Rossella Leccese & staff

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Nella foto: Arianna Huffington, che con l’Huffington Post ha creato una multinazionale dell’informazione, basata su giornalisti non professionisti.

Fonte: Lsdi – Protezione costituzionale per chiunque faccia giornalismo, negli Usa la questione sempre più all’ ordine del giorno.

 

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2 pensieri riguardo “Stati Uniti, citizen journalism e democrazia

  1. Su “informazione dal basso” citizen journalism e Primo Emendamento è da leggere la lettera dei docenti della Scuola di Giornalismo della Columbia University al presidente Barack Obama.
    “Quando trattano documenti riservati i giornalisti hanno la responsabilità di esercitare un’attenta valutazione del [loro] valore informativo, il che comprende valutare se un documento è legittimamente riservato e se la sua pubblicazione possa creare danno. … ”

    Testo originale:
    http://www.poynter.org/latest-news/romenesko/110885/columbia-j-school-staff-wikileaks-prosecution-sets-dangerous-precedent/
    Testo tradotto in italiano:
    http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2010/12/16/wikileaks-e-il-primo-emendamento-della-costituzione-usa/

  2. Impossibile legalizzare sotto il Primo Emendamento la diffusione di notizie se toccano la sicurezza nazionale. Quelli della Columbia University potrebbero spingere per definire i criteri di un documento “legittimamente riservato”. E’ possibile farlo prima in termini deontologici e poi, tra qualche tempo, in termini normativi. Sarebbe un precedente grandioso.

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