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Un calcolo dell’iper-informazione

fotoDa una ricerca pubblicata nel febbraio 2011 dal dottor Martin Hilbert e dalla sua equipe dell’ università della California (Communication and Journalism) è emerso che, rispetto al 1986, il numero delle notizie a disposizione si è quintuplicato.

I fattori che di certo hanno contribuito alla crescita esponenziale delle informazioni che riceviamo sono la diffusione di internet, dei canali televisivi all news e dei telefoni cellulari.

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Martin Hilbert

Una persona produce informazioni come sei quotidiani

Un dato interessante è quello che evidenzia come tramite email, twitter, siti di social network e sms ogni giorno in media una persona produce una quantità di informazioni paragonabile a sei quotidiani: ventiquattro anni fa erano appena due pagine e mezzo, un incremento del 200%.
Fonte: Prima  Comunicazione
D.T.

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Un pensiero riguardo “Un calcolo dell’iper-informazione

  1. … infatti il problema generale è l’attenzione, “la conquista dell’attenzione”.

    “L’abbondanza di informazione genera scarsità di attenzione”. E’ l’opinione di Herbert Simon, premio Nobel per l’economia. Ed è una delle migliori definizioni, benché orientata al pessimismo e certo non esaustiva, delle conseguenze culturali dell’epoca della conoscenza. L’informazione si moltiplica a un ritmo senza precedenti invadendo ogni angolo della vita quotidiana, accessibile in ogni modalità, richiesta o non richiesta. Il silenzio, il tempo, l’attenzione, la qualità della comunicazione tendono invece a diventare dimensioni rarissime per la persona umana.
    Così l’informazione tende a perdere valore fino a raggiungere la totale gratuità, mentre la profondità dell’esperienza culturale diventa impagabile: è questo l’assunto fondamentale per comprendere che cosa succederà all’industria dei media, agli editori, agli autori e conseguentemente a chi accede alla conoscenza. Certo, partiamo poveri di qualità: chi riuscirà a rispondere a questa povertà diventerà ricco. (…)

    La battaglia per l’attenzione, dunque, non si vince con le stesse armi dell’epoca della televisione. Non si vince urlando di più ma usando le parole più giuste. Si vince trovando una armonica relazione con una comunità. Non è un’affermazione moralistica ma una vera e propria proposizione di business.
    Un modello simile a quello della televisione commerciale non è ovviamente insensato su Internet. La Rete, tecnicamente, può anche essere interpretata come uno strumento per il broadcasting di contenuti e servizi orientato a conquistare il tempo e l’attenzione del pubblico fruitore: un’attenzione che poi si rivende agli inserzionisti pubblicitari.
    Ma l’attenzione, per definizione, si attribuisce a poche cose. E sono pochi i vincitori di questo particolare tipo di competizione.

    Ma di sicuro, dei molti che tenteranno di perseguire la conquista dell’attenzione per rivenderla agli inserzionisti pubblicitari, pochissimi avranno successo. (…)

    Da Luca De Biase, L’ARCHITETTURA DELLA COMUNICAZIONE

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