YouTube Video Studios gratis per dilettanti e professionisti

di - 1 settembre 2014
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Enormi studi video, forniti di ogni tecnologia, sono offerti gratis a Londra, Los Angeles, Tokio e presto anche a New York, per incentivare la realizzazione di clip e lo sviluppo di canali video, che valgono milioni.

Milioni di dollari che hanno attirato l’attenzione di Businessweek, che ha dedicato la copertina di questa settimana (foto a destra), proprio al fenomeno di canali video indipendenti.
Si tratta di canali video non più su cavo ma su YouTube, organizzati come piattaforme di trasmissione per migliaia di producer quasi sempre individuali, che mettono in rete di tutto, e sono seguiti da milioni di utenti.

Le cose funzionano in questo modo. YouTube mette a disposizione la connettività garantendo una qualità video paragonabile alle trasmissioni televisive (sostanzialmente un flusso dati senza rallentamenti), e trattiene il 45% (un’enormità) degli introiti pubblicitari che inserisce automaticamente su gran parte dei video
A partire da questa opportunità, sono nate decine di aggregatori di video che vantano milioni di utenti unici: Vevo ne conta 42 milioni, Fullsceen 36, Maker Studios più di 33. Quest’ultima, terza in graduatoria, è stata comprata dalla Disney per poco meno di un miliardo di dollari (950 milioni).

Non si tratta di casi isolati, ma di un nuovo fronte che vede lavorare insieme organizzazioni grandi (Google-YouTube), medie (Vevo e decine d’altri) e micro (gruppi di amici, free-lance e singoli professionisti).

Di questi nuovi video editori, che danno il famoso “valore aggiunto” alle singole clip, come non fa e non ha interesse a fare YouTube, Businessweek ne ha censiti i primi 30, e i dati sono questi.

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Una grande opportunità per videomaker, autori, attori e sceneggiatori

Il mega trend su cui poggiano investimenti e imprese è quello dei più giovani che alla televisione preferiscono i video-on demand, in tutto il mondo. E chi volesse a vedere a che livello sono queste piattaforme su YouTube, resterebbe sorpreso dalla qualità dei siti e dell’offerta. Come dice George Strompolos, Ceo e fondatore di Fullscreen: «vogliamo essere il prossimo Viacom, il prossimo Disney, il prossimo NBCUniversal. Stiamo gettando le basi per quello che crediamo sarà una società fortemente redditizia nel campo dei media».  Ecco quindi una grande opportunità per videomaker, autori, attori e sceneggiatori che abbiano idee da mettere in video, senza investire soldi.

Si può dire che tutto ha preso forma nel giugno 2012, quando un gruppo di aziende intorno a Los Angeles ha sperimentato un modello di business basato su sistemi automatizzati per gestire migliaia di creatori indipendenti di YouTube. L’andamento è stato simile a quello dell’Huffington Post e BuzzFeed: raccogliere la partecipazione di migliaia di dilettanti e professionisti per creare un grande pubblico e contrattare direttamente i pubblicitari. Due anni dopo, le cifra danno ragione a questi pionieri.

Intanto, YouTube ha aperto uno studio di 41.000 metri quadrati a Los Angeles sul sito del vecchio aeroporto Howard Hughes. I servizi includono teatri di posa, sale con green screen, editing suite, bar, attrezzature di post-produzione, un teatro di screening, e set predisposti per varie location di videoclip e serial. Tutto è elegante, nuovo e  totalmente gratuito per chiunque abbia delle idee da mettere in video, serial compresi.
Insomma, la porta è spalancata anche ai videomaker nostrani e i free studios di YouTube a Londra sono a due ore d’aereo.

Giovanni Catalano, Antonello Ruggieri
Recensione da: Hollywood’s Big-Money YouTube Hit Factory, Bloomberg Businessweek.

 

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- Redazione

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2 Comments

  1. Giovanni Catalano

    1 settembre 2014 at 08:47

    Sapere che la raccolta pubblicitaria di YouTube nel 2013 ha generato 5,6 miliardi di dollari (in crescita del il 51% rispetto al 2012), deve regalare notti bianche a Mediaset e Rai: il gruppo berlusconiano nel semestre gennaio-giugno ha chiuso con una raccolta di 1,1 miliardi di euro (-4 per cento rispetto al 2013), mentre il servizio pubblico è sceso in due anni di circa il 30% (da 964 a 682 milioni di euro). È l’ennesimo segnale che il nostro paese, soprattutto le giovani generazioni, abbandonano progressivamente la televisione, così com’è ora.

  2. Jey

    1 settembre 2014 at 10:06

    Video e tv – “Rai e Mediaset, senza banda larga dominano loro”. (FQ 1/9/14, p.7). Per questo l’Internet peggiore d’Europa?

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