Mediapart festeggia centomila abbonati e il 4° anno in attivo

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Festa grande nella redazione di “Mediapart, il quotidiano online francese che senza pubblicità e senza contributi statali festeggia centomila abbonati e il quarto anno di bilanci in attivo.

Tutto questo succede a Parigi, dove giovedì sera il giornale ha sobriamente festeggiato il centomillesimo abbonato. Le celebrazioni si sono compiute in diretta streaming.
Slogan della serata un avventuroso giudizio pronunciato nel 2007 da Alain Minc, prestigiosissimo guru di editoria e finanza: «Credete nella mia esperienza: Mediapart non funzionerà mai, la stampa sulla rete non può essere che gratuita». E invece. Mediapart ha oggi 52 dipendenti (27 donne, 25 uomini), di cui 36 giornalisti, bilancio 2014 poco meno di 9 milioni di euro con un attivo di 1,3. E’ il quarto anno che la società è in attivo, nei primi tre anni ha perso i cinque milioni di euro che erano stati raccolti per far partire l’avventura. 
Centomila abbonati, duecentomila visitatori unici al giorno che sono ormai cifre da grandi giornali, come Le Monde e Figaro i quali però beneficiano di circa 17 milioni di contributi pubblici all’anno, più di Libération (che riceve 9 milioni). 
Mediapart non ha mai chiesto finanziamenti. E non ha mai avuto pubblicità, come quell’altro campione dell’editoria francese, il Canard Enchaîné, dal 1915 in edicola, erroneamente considerato un giornale satirico, in realtà spietato disvelatore di imbarazzanti retroscena del potere.

La formula editoriale di Mediapart

Qual è il segreto? Dice Plenel: «Abbiamo scoperto che il virtuale è reale». Che vuol dire almeno due cose.
Primo: il mezzo non è il contenuto, il fatto che Mediapart non sia di carta ma esca in digitale non significa che si senta obbligata a seguire la formula di immediatezza, mutevolezza e spesso superficialità dei siti internet.
Al contrario, dice Plenel, il digitale permette la valorizzazione, si conserva più della carta, mentre l’ossessione dell’attualità «fa perdere la memoria».
Secondo: il digitale consente la partecipazione dei lettori. Mediapart offre spazi per blog, è un club alimentato da centinaia di interventi al giorno, è quello che l’immaginifico Plenel chiama «arcipelago»: un mondo aperto su un criterio di indipendenza totale e radicale e sul quale si vuole costruire una «société citoyenne de presse» vale a dire un’entità che – detta così – sembra sfumare nell’utopia.

Leggi tutto su: Cesare Marinetti, La Stampa, “Mediapart e la rivincita del giornalismo

Mediapart su FirstMaster Magazine:
Giornalismo Investigativo, Il Decalogo Di Mediapart.
– Mediapart, Cinque Anni Di Giornalismo Digitale, A Pagamento.
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2 Commenti

  1. “Mediapart, il giornale francese Officina web di decine di scoop”
    L’appartamento degli incontri fra il presidente Hollande e l’attrice Julie Gayet di proprietà della malavita corsa; lo scandalo Bettencourt; i rapporto fra Gheddafi e Sarkozy; i favoritismi di Christine Lagarde. Sono solo alcune delle inchieste clamorose del giornale indipendente “Mediapart” che vive senza pubblicità, grazie agli abbonati.

  2. L’accoglienza a Mediapart da parte degli altri media è stato di scetticismo, se non di derisione. Nessuno credeva a un giornale online dove la lettura degli articoli completi è a pagamento, perché sul web si è abituati a leggere gratuitamente i giornali. Ma Mediapart ci crede e si lancia a caccia di scoop. Oggi festeggiano il quarto anno di attivo e dimostrano che un’altra via è possibile.