Giornalismo come informazione per pochi

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Il linguaggio dell’informazione radiofonica spesso non è comprensibile e la colpa è dei giornalisti che spesso usano parole e modi di dire accessibili a pochi e autoreferenziali.

Parola di Sergio Canciani, voce e volto storico del giornalismo radio-televisivo della Rai, che ha fornito un lucido e, per certi aspetti, preoccupante ritratto dell’ informazione radiofonica attuale.

Canciani, ha ricordato un sondaggio della radio-televisione pubblica fatto a cavallo tra gli anni ’60-’70 secondo il quale la grande maggioranza dei radioascoltatori non capiva le notizie trasmesse: «Stiamo parlando dell’85-90% degli intervistati che aveva problemi di comprensione – ha sottolineato Canciani – purtroppo credo che la situazione non sia cambiata affatto: che dire quando si sente un cronista che afferma durante un servizio: “C’è stato un tavolo al Nazareno”? Inevitabilmente la gente con capisce e questo è un grave crimine professionale».

Canciani ha inoltre evidenziato come sopra il cronista che parla e scrive per pochi («spesso per altri cronisti e basta») non esista una figura che lo corregga e gli mostri come invece dovrebbe fare: «Mancano scuole che insegnino una divulgazione comprensibile ma non banalizzata. E non bastano le scuole, nemmeno quelle sponsorizzate dal nostro sindacato: provate a leggere i comunicati di quest’ultimo, sono incomprensibili, come possono insegnare agli altri a scrivere?». Concludendo l’intervento, Canciani ha ribadito che l’informazione radiofonica (ma non solo) deve essere come la comunicazione marina: breve, chiara e precisa.

L’intervento di Canciani era inserito nella conferenza “I linguaggi della comunicazione, dalla radio di Marconi al Web”, promossa dalla ”Vitale Onlus”, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste in occasione dei 140° anniversario della nascita di Guglielmo Marconi e del 90° della radio.
Marta Di Cristoforo & FM – Tratto da “Radio: un linguaggio spesso incomprensibile e autoreferenziale“, Lsdi.it

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