Le domande che uccidono la buona informazione

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Il giornalismo vive di domande, ma se un giornalista Tv non sa farle, fa disinformazione di massa.

Ci sono domande che suggeriscono una sola risposta e non bisogna essere uno studente di statistica per capirlo. 
Ieri ad Agorà (“l’appuntamento quotidiano con la politica e l’approfondimento”), si parlava del blocco delle pensioni fatto dal governo Monti (2011), e relativi rimborsi da parte del governo attuale. A metà trasmissione la domanda è stata: «rinuncereste a questi soldi in favore di giovani e/o poveri?». Ma che domanda è? Come si fa a dire di no? Chi non si vergognerebbe ad apparire egoista verso figli e nipoti?

Stesso errore nei Tg di Sky, dove gli spettatori possono votare da casa, con il telecomando. Nei giorni dell’Italicum la domanda è stata: «Renzi: se accettiamo di vivacchiare tradiamo gli elettori. Sei d’accordo?». Esito scontato, come probabilmente voleva la redazione di Sky (troppo evidente è l’errore formale). Ma è buona informazione? E’ un servizio adeguato ad un pubblico che paga a Sky un canone che è 6-7 volte quello della Rai? Certamente no.

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Tecniche dell’intervista, dalla cronaca alla teoria

Dalla cronaca alla buona teoria: un giornalista deve saper fare domande neutre, sia quando intervista, sia quando vuole raccogliere dati statistici.
La soluzione migliore è quella delle domande aperte (dialogative), che vanno bene per le interviste, ma sono difficili da trattare se occorre un quadro statistico.
L’alternativa è la domanda chiusa, dove la risposta è a scelta, ma già scritta. Nel caso più semplice, può essere un “sì” o un “no”, come nel caso dei Tg di Sky. Con le domande chiuse, fare una statistica è facilissimo, ma il rischio è che si perdano le sfumature.
In ogni caso, è opportuno fare delle domande di controllo, pensate per verificare indirettamente che le risposte date siano valide.
Per esempio, per controllare una domanda come questa: «quanto è importante fare turismo, per te?», occorre chiedere anche quanti viaggi l’intervistato ha fatto negli ultimi 3-5 anni, e magari anche quanto pensa di spendere il prossimo anno.
Questo esempio introduce un secondo problema: la reazione dell’intervistato quando una risposta sincera è imbarazzante. In questi casi, il test deve essere fatto in forma anonima e l’intervista deve evitare domande a rischio, se sono inutili per il tema dell’intervista.
Michele Iorio, dal corso di giornalismo FirstMaster.

 

1 commento

  1. Il Fattore Tv – Ancora una volta, con buona pace di chi l’ha sempre negato per giustificare il conflitto d’interessi, il Fattore Tv si dimostra, come a ogni elezione dal ‘94 a oggi, fondamentale per conquistare o conservare i consensi: il video logora chi non ce l’ha e chi non la fa. Prendete anche i 5Stelle: l’anno scorso si illusero che bastassero le piazze, mentre Renzi girava i talk show a televendere i suoi 80 euro, e alle elezioni europee li doppiò: 40,8 a 21. Poi Grillo e Casaleggio scoprirono che la tv non è il demonio, basta saperla usare con un pizzico di sale in zucca e saperci mandare chi “buca” e “funziona”, tipo i cinque del Direttorio più alcuni altri. E subito un movimento che pareva destinato al viale del tramonto è tornato a salire nei sondaggi.