Giornalismo: il “perché” delle notizie

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La buona informazione è quella che segue la regola delle 5W: Chi, Quando, Dove, Come e Perché. Ma il “perché” delle notizie è quasi sempre l’illustre assente. E anche quando c’è…

In questi giorni è tutto un gran parlare della crisi in Grecia. Capita poche volte l’anno che un argomento importante dia ai giornalisti tutto il tempo di approfondire gli eventi, per conto dei lettori. Sottolineo “per conto dei lettori”, perché è questo il ruolo culturale e la responsabilità sociale del giornalista.
Invece? Invece troppi bravi professionisti scadono nel generico quando arrivano al perché dei fatti, dando un pessimo esempio agli altri.
L’ultimo caso è di questa mattina. Uno dei maggiori giornalisti italiani, autore anche di tanti libri impegnativi, ha spiegato così gli ultimi 5 anni di ricette economiche della Troika per la Grecia:

«Con una tragica coazione a ripetere sempre gli stessi errori, seguitano a imporre agli stati deboli ricette feroci e recessive che li indeboliscono vieppiù, allontanando anziché avvicinare il giorno in cui potranno eventualmente restituire un po’ di debiti».

«Coazione a ripetere»? Ma come può un professionista proporre ai suoi lettori spiegazioni così fuori contesto, fuorvianti e banali? Come si può risolvere il perché di un fatto collettivo di questa portata con un perché da psicologia individuale (neanche di gruppo)?
Come si può far pensare ai lettori che le determinanti di un evento che coinvolge i governi d’Europa, gli Usa e il Fondo Monetario Internazionale si spieghino con i difetti caratteriali di 4-5 politici seduti al tavolo delle trattative?
Non si può. Ma è quello che avviene, tutti i giorni, da qualche parte, in tutti i quotidiani.

Maurizio Perla e staff FirstMaster (C. Torrella)

 

2 Commenti

  1. Se non hai letto il giornale, sei disinformato. Se l’hai letto, sei male informato. (Mark Twain)

    I giornali si dividono essenzialmente in due gruppi: quelli di partito e quelli di parte. (Dino Basili)

    Il giornalista non è tanto uno che vien pagato per ciò che scrive, quanto uno che vien pagato per ciò che non scrive. (Italo Tavolato)

  2. Daniele Luttazzi: «In Italia mancano giornalisti che facciano la seconda domanda. Cosa intendo? Semplice: il giornalista intervista un politico, fa la sua domanda, il politico risponde. A questo punto il giornalista dovrebbe fare la seconda domanda: “scusi, ma lo sa che questa è una stronzata pazzesca!?” Invece la seconda domanda non viene mai fatta, in questo modo i politici sono lasciati liberi di dire tutte le cazzate che vogliono».