Giornalismo e giornali, uno sguardo al futuro

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New York Times-Arthur Ochs Sulzberger

Gli italiani che leggono i giornali sono saliti a 46 milioni, grazie al web. Ma i giornali sanno adeguarsi al nuovo mercato?

In Italia, secondo l’ultima indagine Audipress, ogni mese circa 46 milioni di italiani leggono i giornali e la lettura online coinvolge quasi 2,5 milioni di persone, ma come adeguarsi al nuovo mercato?

Politico Europe, di cui si parla molto in questo giorni, pubblica l’edizione stampata una volta alla settimana, ma il sito è aggiornato più volte al giorno. Due le entrate: pubblicità e letture a pagamento. Il sito è aperto per le notizie generali, ma le notizie più pregiate, le esclusive e gli scoop sono riservati alla versione a pagamento. Politico Europe si regge soprattutto sul contributo di grandi inserzionisti come Google e General Electric, che pagano una campagna pubblicitaria completa, carta-web, anche oltre un milione di euro.

Se il modello misto free & pay-per-read è impegnativo sul piano giornalistico, come dimostrano Milano Finanza e Italia Oggi, non lo è quello di giornali e siti sponsorizzati, anzi, editi da marchi grandi e medi che trovano conveniente fidelizzare i lettori-clienti con pubblicazioni free di buon contenuto giornalistico (v. il successo della free press di Acqua & Sapone).

E’ un fatto che finora il vantaggio competitivo degli editori era di fornire ai pubblicitari una comunità consolidata di lettori. Ma le comunità di interessi ormai si aggregano bene e meglio anche sui social network e comunque online, con un rapporto costo-benefici che può essere più vantaggioso dell’offerta editoriale tradizionale.

In astratto sembra un brutto trend, per l’idea che tutti noi abbiamo del giornalismo, ma può darsi che nei prossimi anni i giornali sponsorizzati trattino i lettori con più rispetto di quelli prodotti dagli editori “impuri”, che sono quegli editori che non rispondono ai lettori e al mercato, ma a un consiglio di amministrazione, in cui siedono persone che con l’editoria non hanno nulla a che fare.
Michele Pizzuti & FirstMaster