Come puoi passare dal pubblicare articoli a pubblicare libri

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Marco-Travaglio-giornalismo

Il modo più semplice per passare dal pubblicare articoli a pubblicare libri? Riutilizzare lo schema del buon giornalismo, quello delle 5W. Parola d’esperto.

Dentro un fatto di cronaca ci può essere una storia molto coinvolgente, come lo spunto per un’inchiesta o come o un’idea fiction da sviluppare. Ma passare dalle mille parole di un articolo alle 30, 40, 50 mila parole di un libro può intimidire chiunque. Per questi casi, un aiuto lo fornisce Franco Gaudiano, che ha svolto attività didattica in Italia e negli Usa, autore del Manuale di scrittura creativa (da tempo fuori commercio).

Gaudiano spiega anche perché gli Usa esportano tanta narrativa, film e serie televisive. Diversamente dall’Italia, negli Usa la scrittura è parte integrante dei curriculum umanistico-letterario nei licei e nelle università. Non da ieri, ma dal 1922, quando fu inserita ufficialmente come materia d’esame nella facoltà d’inglese dell’Università dell’Iowa. E’ stato il primo passo verso lo sviluppo di un ramo didattico, imperniato sulla «scrittura come mezzo espressivo e veicolo di apprendimento attivo».

Nel Manuale di scrittura creativa si spiega come il punto di partenza dei suoi corsi di scrittura creativa, sia la definizione delle 5W, proprio come per un buon articolo giornalistico. Ecco come.

“Who” si riferisce al personaggio, al protagonista delle vicende raccontate.
Se è vero che nei circoli letterari di una volta si discuteva su cosa fosse più importante sviluppare in una storia, la trama o il personaggio, oggi si tende ad identificare la trama proprio con il personaggio. Ed è giusto che sia così. È attraverso il personaggio, le sue motivazioni, ambizioni, problemi e aspirazioni, che si snoda il filo della trama.

“What” si riferisce al “cosa succede”: l’incidente, l’avvenimento portante della trama, ciò che può disturbare o alterare le azioni e le reazioni dei personaggi.
Una malattia, la morte di una persona cara, un amore non corrisposto, tanto per menzionare alcuni degli “incidenti” più comuni che forniscono alla narrativa la sua forza motrice. Spesso al what segue un climax, o momento della verità, in cui esplode concretamente la conflittualità insita nei personaggi e nelle situazioni.

“Where e when” corrispondono alle unità aristoteliche di luogo e di tempo.
Si riferiscono all’ambientazione: alla località e al periodo storico, stagionale, ecc. in cui si svolge l?azione. Servono per definire e meglio caratterizzare una trama narrativa inserendola in un preciso contesto spazio-temporale.

“Why” è una domanda che ogni scrittore dovrebbe porre a se stesso — e quindi ai suoi lettori, tramite i suoi personaggi — prima di cimentarsi in qualsiasi lavoro letterario.
Molta narrativa pubblicata risulta tecnicamente impeccabile ma carente di una motivazione centrale. Una motivazione, il perché (e per chi) scrivete, dovrebbe essere l’asse portante delle altre quattro “W”, in definitiva, la ragion d’essere di un’opera letteraria degna di tale no me. Solo dalla linea direttiva della vostra motivazione potrà seguire un’autentica spinta propulsiva nei vostri personaggi. I capolavori della letteratura mondiale, quelli che rimangono nel tempo, sono quasi sempre incentrati sulle più profonde motivazioni dei loro protagonisti, sulla falsariga di quelle dei loro autori.

Come per la regola delle 5w, che passa per anglosassone, ma deriva dai latini, anche la formazione alla scrittura era praticata nell’antica Roma sotto il nome di ars rhetorica e nel De oratore di Cicerone, il modello dialettico non differisce da quello insegnato in un workshop letterario degli Stati Uniti.
Antonio Armentano & staff FM