Italiano, lingua in pericolo

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La ricchezza della lingua italiana è sempre più sprecata proprio da chi dovrebbe farne buon uso, utilizzando le sue raffinatezze.

In “L’italiano è meraviglioso. Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua Claudio Marazzini (il presidente dell’Accademia della Crusca), si aggiunge a quanti segnalano un’involuzione preoccupante dell’italiano.
Non si tratta solo dell’invasione di parole inglesi, quando sono inutili doppioni di parole italiane. Si tratta principalmente di un uso distorto di termini dal significato raffinato, che così si perde. E questo accade in tv, come su giornali, web e libri. Cioè proprio ad opera di chi usa le parola come strumento professionale.

L’italiano, ci ricorda Marazzini, ha una storia diversa da quella dell’inglese o del francese, perché è fiorito ben prima che ci fosse l’Italia: dopo essersi sviluppato nel Medioevo come idioma popolare figlio del latino, si è arricchito splendidamente con la nostra grande letteratura diventando così, fra tutte le lingue, la più colta, raffinata e amata all’estero, seguita o forse pari solo della lingua francese.
In questo libro Marazzini, con un’analisi rigorosa e approfondita, presenta una diagnosi dello stato di salute della nostra lingua e offre le basi per invertire la rotta. Allo stesso tempo, passando in rassegna gli errori di ogni genere che si stanno insinuando, ci offre l’opportunità di correggerci e di recuperare le mille e mille sfumature della nostra meravigliosa lingua che forse ci stanno sfuggendo.

Come scrive Marazzini, «è facile intuire che la lingua italiana, nel mondo globalizzato, andrà incontro a una crisi di cui si manifestano ora i primi sintomi allarmanti, sintomi che spaventano anche altre lingue d’Europa, soprattutto quelle latine. Abbiamo un grande passato, alle nostre spalle sta una grande cultura che è cominciata con il Medioevo, si è sviluppata nell’Umanesimo e nel Rinascimento, ma non siamo altrettanto certi di avere un grande futuro. O almeno, è probabile che per avere un futuro decente occorra cambiare strada e abbandonare alcuni luoghi comuni a cui ci si è affezionati in anni recenti».
Intanto, «si sono venuti indebolendo i meccanismi di autocorrezione, specialmente in quella zona grigia tra “giusto” e “sbagliato”, in cui le incertezze aumentano con il decrescere del livello culturale. Ciò produce non tanto l’errore singolo, che si può perdonare, ma un atteggiamento di trascuratezza nei confronti della comunicazione».
S.P.