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Così oggi si diventa uno scrittore

A chi potrà mai interessare un romanzo con tutto quello che capita davvero nel mondo ogni giorno? A chi ha bisogno di prendere fiato, a chi vuole allargare la prospettiva. Un’opera letteraria dà un senso complessivo al mondo. Dopo la lettura, la miriade di avvenimenti di cui siamo venuti a conoscenza si dispone nella nostra mente in un ordine nuovo. Da qui deriva buona parte del piacere che proviamo nel leggere un romanzo, per quanto drammatico possa essere il suo contenuto.

 

Autointervista di Enrico Dal Buono a Enrico Dal Buono, 31 anni, collaboratore di Class e scrittore. Ha da poco pubblicato il primo romanzo “La vita nana” (Baldini e Castoldi).

• Dunque, come si scrive oggi un romanzo? Anzi, il primo romanzo?
La libera professione giornalistica ha i suoi svantaggi, come inventarsi ogni mese qualcosa che assomiglia a uno stipendio. E i suoi vantaggi: puoi organizzarti il tempo come preferisci. In genere sul romanzo mi ci mettevo la mattina appena sveglio, con la mente fresca. Ho scritto col portatile mentre facevo colazione al bar, o durante le trasferte di lavoro, in treno e in aereo. Mentre nelle note dell’iPhone ho appuntato lineamenti, gesti e battute dei passanti. A dire il vero, quella di dedicarsi alla narrativa nei ritagli di tempo non è una novità. Franz Kafka si guadagnava da vivere in un istituto assicurativo contro gli infortuni

• Allora non è cambiato nulla?
È cambiato moltissimo, invece. Ognuno di noi oggi è costantemente bombardato da racconti di fatti reali. Post e tweet, siti e blog, giornali e telegiornali. Quindi c’è da chiedersi: a chi potrà mai interessare un romanzo con tutto quello che capita davvero nel mondo ogni giorno?

• Già, a chi?
A chi ha bisogno di prendere fiato, a chi vuole allargare la prospettiva. Il flusso di stimoli e informazioni nel quale siamo immersi è confuso, contraddittorio, spesso incomprensibile. Invece un’opera letteraria dà un senso complessivo al mondo. Dopo la lettura, la miriade di avvenimenti di cui siamo venuti a conoscenza si dispone nella nostra mente in un ordine nuovo. Da qui deriva buona parte del piacere che proviamo nel leggere un romanzo, per quanto drammatico possa essere il suo contenuto.

• Si scrive a penna nell’era digitale?
Una volta scrivevo a penna, soprattutto per darmi un tono. Ma cose come il copia-e-incolla e la possibilità di cancellare un intero paragrafo con un clic diventano impagabili quando si decide di fare sul serio, con un libro da 350 pagine. Certo, capita che il sistema operativo faccia i capricci. In due occasioni ho sfondato l’hard disk con un pugno. Conoscendomi, salvavo ogni nuova versione nell’etere, auto-inviandomi un’email col testo allegato.

• È meglio scrivere lontani dalla vita, chiusi in una stanza isolata e insonorizzata, come faceva Proust?
Non è detto. Il computer con cui scrivi è una finestra affacciata sul mondo. Le scuse per deconcentrarsi sono sterminate addirittura nella solitudine di un monolocale. Una frase, e un’occhiata a Twitter. Un’altra frase, e una sbirciatina alla e-mail. A volte, miracolosamente, trovi il particolare che stavi cercando per caso, magari in una foto che un tuo ex compagno del liceo ha pubblicato su Instagram. Allo stesso modo, alzando lo sguardo dalla tua tazza di tè, in un bar, noti che un cliente sta offendendo il cameriere con parole perfette per il dialogo sul quale eri concentrato. Dipende tutto dalla tua capacità di escludere il superfluo.

• Che cosa pensi di Wikipedia? È uno strumento o un trabocchetto?
Con le informazioni di Wikipedia, e del web in generale, potresti far credere a un lettore che sei stato in Patagonia anche se non vi hai mai messo piede. Però, per rendere verosimile un’ambientazione, un personaggio storico, qualsiasi fatto, serve il mestiere. «C’era scritto su Wikipedia» non vale come giustificazione. La verosimiglianza della narrazione deve essere autoevidente, perché tu non sarai lì di fianco al lettore a perorare la tua causa. Ancor più che verificare l’informazione, conta inserirla in un coerente reticolo di rimandi che la rendano credibile.

• Di che cosa parla il tuo romanzo La vita nana?
Cesare, Napoleone, Hitler, e tutti i grandi della Storia sono stati dei perfetti imbecilli. Ma nascosto dietro a loro c’è sempre stato un nano geniale che ne ha avverato la sete di gloria. Un apatico trentenne dei nostri giorni, coinvolto in qualche modo nel complotto dei nani, avrà la possibilità di decidere una volta per tutte il destino del mondo. È un’antisaga, il ritratto della Storia universale scarabocchiato con baffi e pizzetto. 

Da “Così oggi si diventa uno scrittore” di Enrico Dal Buono (Class, n. 354 novembre-dicembre 2015).

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