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Giornalismo, giornalisti e sessismo

«Riportare gli standard di professionalità nel giornalismo a livelli accettabili, controllare i pezzi sulla violenza contro le donne perché è facilissimo giustificarla e rendersene complici per mera superficialità»

Parte da un fattaccio di cronaca nera il post di Maria Di Rienzo (tellusfolio.it/), che si scaglia contro quei giornalisti (il 99%?) che alimentano una cultura sessista al coperto di fatti di cronaca, cioè senza che il lettore se ne possa rendere conto (forse neanche il giornalista). Come troppe altre volte, nella nota vicenda di Volpiano anche i maggiori quotidiani sono scivolati male.
La Repubblica, 18 agosto 2015: “Credeva di aver ucciso l’amica prostituta: si impicca l’aggressore di Volpiano”.
Corriere della Sera (18 agosto 2015, stessa vicenda): «Ha tentato di ucciderla soltanto perché desiderava che il rapporto sessuale, appena consumato in macchina, durasse più a lungo. Dopo averle spaccato le ossa del viso e del cranio, l’ha lasciata a terra, insanguinata, sul ciglio della strada. Poi, a casa, si è ammazzato impiccandosi. Perché di quella donna, che fa la prostituta, era innamorato. Voleva che lei diventasse la sua unica amante».

Pover’uomo o povera donna? La domanda è sbagliata e se i giornalisti avessero la necessaria cultura sulla violenza di genere «potrebbero finalmente imparare che chi ama qualcuno, da amico o da amante, non gli sfascia la testa. Che ricevere un rifiuto è normale e consuetudinario nella vita degli esseri umani e che riceverlo essendo maschi non significa niente di più e di diverso del riceverlo essendo femmine: non si diventa “meno uomini” o “meno donne” perché qualcuno ci ha detto di no. Che amare e possedere sono concetti distanti anni luce e confonderli genera inevitabilmente violenza. Che un padrone può amare uno schiavo solo se e quando questi due ruoli svaniscono: l’amore si dà fra liberi e eguali, è un’estasi di gratitudine e rispetto e condivisione e consenso. Per amore non si picchia. Per amore non si uccide. Per amore si vive».
L.S.
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