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Giornalisti all’estero e formazione continua obbligatoria

La formazione professionale continua (Fpc) riguarda anche i giornalisti che lavorano all’estero, ma la normativa non sembra chiara.

Ne parla Gualberto Ranieri, giornalista a Detroit (professionista dal 1974), che racconta di una corrispondente di una tivù italiana a New York che si è vista rifiutato il riconoscimento di un corso presso la famosa scuola di giornalismo della Columbia University da parte dell’Ordine dei Giornalisti, e commenta: «troppo facile fare ironia, sicché mi astengo».
Lui stesso si è visto rifiutare un seminario organizato dalla Public Relations Society of America (Prsa), che è la più importante organizzazione nel campo delle pubbliche relazion, con oltre 21 mila membri.
Cocciutamente determinato a veder riconosciuto quel seminario, Ranieri racconta: «chiamai la sede della Prsa a New York. Con molta pazienza, cercai di spiegare che cosa è l’Ordine dei Giornalisti in Italia, la formazione professionale continua, il desiderio di veder inclusa la Prsa come un “ente terzo riconosciuto” dall’Ordine dei giornalisti. Parlai con tre funzionari diversi che ripetevano un ritornello: “scusa, ma non capisco”».
Leggi tutto su “Lettera 43”, Giornalisti all’estero: la formazione è un caos.

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2 pensieri riguardo “Giornalisti all’estero e formazione continua obbligatoria

  1. Roma, 20 dicembre 2014 – “Il problema non è la formazione” ha detto Sergio Rizzo, firma del Corriere: “Il problema è che questa formazione è una buffonata”. Scorrendo l’elenco degli oltre 1400 corsi non è difficile capire perché. La maggior parte è infatti pensata non per professionisti ma per quanti vorrebbero farlo. “Il giornalismo sportivo”, “Parlamento e web”, ma anche titoli più creativi come “Abitare le periferie della storia”, o l’impareggiabile “Custodi responsabili dell’armonia del creato”.

    Carlo Picozza, giornalista di Repubblica e componente del Consiglio dell’Ordine del Lazio:
    “L’obbligo della formazione per i giornalisti, così com’è prescritto da una legge e un regolamento contraddittori, fa avvistare il rischio concreto di una deriva pericolosa verso il mercimonio, il business di pochi sui fastidi e gli affanni di tanti colleghi”.

    http://www.blitzquotidiano.it/media/formazione-giornalisti-carlo-picozza-deriva-verso-il-mercimonio-2054615/

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