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La transizione dalla carta al digitale dell’Economist

Dall’Economist, numeri e strategie della transizione dalla carta al digitale.

Rupert Pennant, il presidente del famosoThe Economist, all’assemblea che si terrà il 19 luglio farà il punto della situazione del suo settimanale, estensibile a tutta l’editoria periodica che vive tra stampa e digitale. Ecco la sintesi della relazione anticipata ai media.
 
Pennant parte dalla considerazione che la pubblicità sulle edizioni stampate non è più in grado di contribuire ai costi di pubblicazione. Infatti i ricavi pubblicitari dell’edizione stampata dell’Economist sono passati da 138 milioni di euro del 2009 a 55 milioni nel 2015. Si tratta di un trend irreversibile, solo parzialmente compensato dalla crescita costante della pubblicità sul digitale.

In attesa di un possibile futuro pareggio tra la pubblicità persa sulle edizioni stampate e quella acquisita sul digitale, la strategia adottata dall’Economist è stata quella di concentrarsi sui «ricavi dai lettori». Infatti, ha spiegato che la maggior parte dei ricavi arriva dall’incremento di abbonamenti, ottenuti utilizzando Facebook Instant Articles e gli altri sistemi simili come estensione del proprio social network. In pratica, Pennant ha rilevato che la propagazione di titoli e sottotitoli sui social (non degli articoli)  finisce per procurare nuovi lettori e nuovi abbonati.

Il risultato è che i ricavi totali hanno tenuto (+2%, ovvero 388 milioni di euro), ma soprattutto che l’utile operativo è salito del 3,4% a 71 milioni di euro, per i maggiori margini del digitale. Tanto che all’assemblea che si terrà il 19 luglio l’Economist proporrà un dividendo superiore del 31% rispetto lo scorso anno.

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