L’importanza di monitorare la reputazione online

Tanti anni fa, quando ho scoperto i motori di ricerca, il mio nome è stato tra le prime parole che ho digitato su Google. Cosa si dice di me online? Quando ho scoperto Google Alert, mi sono messo sotto osservazione e ogni tanto ricevo un’e-mail in cui si riporta un link che mi conduce a una pagina dove sono stato citato. Sono narcisista? No, solo interessato a ciò che si dice di me in giro.
Se io sono così curioso, figuriamoci un’azienda che deve capire qual è la sua reputazione e stare attenta che non si diffondano voci false. Monitorare la rete diventa fondamentale per capire da chi o cosa difendersi e anche guardarsi attorno quando si intraprendono delle collaborazioni con altri. Esiste ancora la rassegna stampa, avere un quadro di cosa si dica su tutti i giornali (magari a consuntivo di un evento o di un fatto che sia diventato notizia), ma oggi non è più sufficiente.

Qualche mese fa ho conosciuto a Milano un ragazzo che lavora nella business intelligence di una società di consulenza. È una divisione che si occupa specificamente di ricerche commissionate da clienti che vogliono capire se ci si possa fidare dei propri fornitori, anche perché è importante tutelarsi in vista dei controlli dell’autorità giudiziaria. La divisione per cui lavora si occupa di individuare se i rappresentanti abbiano commesso reati o siano vicini ad ambienti mafiosi, avvalendosi di strumenti che vanno dagli archivi dei giornali a Factiva, oltre all’onnipresente Google.
In questo caso però è una ricerca solo di criticità. Si può andare oltre. Le aziende spesso hanno bisogno di monitoraggi costanti anche di ciò che di positivo si dice di loro, ma non solo nei giornali cartacei e online, anche nei blog, nei commenti, nei forum. E Google Alert non basta più in questi casi.

«Google Alert non riporta tutte le citazioni – spiega il CEO di BrandMentions, Razvan Gavrilas – in effetti, segnala solo una piccola parte di ciò che dice la rete, lasciando quasi cieco chi vuole monitorare una marca su internet rispetto a ciò che è veramente detto. BrandMentions è nata per ovviare a questa mancanza: l’incapacità di monitorare accuratamente una marca o una parola chiave così come è riportata dal web».

Uno screenshot di BrandMentions
Uno screenshot di BrandMentions

Pochi secondi bastano per avere un quadro completo di ciò che la rete dice: ho digitato Wired e nell’ultima settimana è citato 206 volte. Sono soprattutto post che riportano articoli di Wired, ma anche pagine dello stesso sito, con i risultati organizzati per “authority”, cioè l’importanza del dominio a cui verranno aggiunte anche le performance dei suoi social. Ho cercato anche il mio nome e nell’ultima settimana sono stato menzionato una sola volta e positivamente: non posso che essere molto soddisfatto.

L’importanza di valutare la propria reputazione sul web è strettamente connessa alla crescita delle aziende. Dà anche il tempo di intervenire per tempo quando qualcosa non va e, in tempi in cui molte informazioni diventano virali pur non avendo una minima base di verità, è fondamentale essere pronti a smentire le falsità o, perché no, a dare il giusto risalto quando si viene elogiati per il proprio lavoro.
Daniele Virgillito, su Wired.it (18/11/2015)

A c. di Martina Giuliani
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