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Nuova vita al Corriere della Sera, con La7

La vittoria dell’editore Cairo per il controllo del Corriere della Sera segna un punto a favore di un giornalismo meno condizionato e di un’informazione più rispettosa dei lettori.

La scalata di Urbano Cairo al Corriere della Sera, con le altre edizioni collegate e con le sinergie con La7, dove brilla la stella di Enrico Mentana (in foto), può avere un effetto positivo per tutto il sistema dell’informazione quotidiana, dalla stampa alle tv, per quel tanto di autonomia dai soliti potentati e per quel tanto di considerazione in più verso il pubblico.

Da editore di mestiere, Cairo vuole fondere un grande quotidiano nazionale con una televisione di qualità per sfruttare le sinergie in termini di contenuti, audience e ovviamente anche di raccolta pubblicitaria. Ed è stato premiato dal mercato, perché qui la concentrazione avviene all’insegna di quella multimedialità che è proprio la chiave per sviluppare un’editoria moderna nell’era di Internet.

Dopo il primo Rizzoli, torna un editore puro a governare il Corriere della Sera. Sembrava una missione impossibile: per dare l’idea dell’impresa, basti considerare che Cairo ha lanciato la sfida con appena il 4,7%  più il 4,2% di Banca Intesa (primo creditore di Rcs), mentre la cordata concorrente, Bonomi, partiva dal 22,6%. Proprio Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa-SanPaolo, ha dichiarato che «l’iniziativa presentata da Urbano Cairo è la dimostrazione di come progetti industriali ben concepiti, e presentati in maniera convincente, siano in grado di affermarsi e di coinvolgere la maggioranza di grandi investitori internazionali e risparmiatori».

Cairo ha promesso di portare le sue riviste, La 7, Il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport, i periodici della ex Rizzoli a 1.340 milioni e di raddoppiare così il valore dell’investimento per chi ha creduto nel progetto.

La fusione fra tv e carta stampata rappresenta anche una sfida per il futuro del gruppo Repubblica-Espresso che con le fusioni intende solo realizzare economie di scala, cioè realizzare un piano finanziario e non di marketing editoriale, come Cairo.

Negli ultimi decenni, il Corriere della Sera non è mai stato un buon affare editoriale (per lettori e vendite), ma ha sempre trovato la disponibilità dei soci vecchi o nuovi a ripianare le perdite (800 milioni nel 2013), proprio per il valore strategico del quotidiano verso l’opinione pubblica, per favorire “amici” e osteggiare avversari, in finanza come in politica.
A.c. di Paolo Piccinin

 

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