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Severgnini: elogio della precisione

In un mercato del lavoro che offre sempre meno e chiede sempre di più non c’è spazio per il “più o meno”. E invece la tentazione del pressapochismo è fortissima.

Sul Corriere della Sera, Beppe Servergnini, torna a dare consigli ai giovani giornalisti, con l’articolo dal titolo “Elogio morale della precisione“, da cui stralcio una serie di brani, i più significativi, per chi vuole fare informazione.

L’articolo parte con la domanda più ovvia, da parte dei lettori: “perché tutto questo dovrebbe importarci? (…) Non dovremmo pensare alla politica, tentata da catastrofici ritorni al passato? La precisione — obietterà qualcuno — è un dolce di lusso, meglio pensare al pane quotidiano. Be’, si sbaglia: la precisione è la farina, senza la quale non si ottiene né pane né dolci.

Quando una cosa è scritta, è scritta per sempre, ed è difficile immaginare quali ripercussioni possa avere a distanza di anni. Purtroppo questo concetto si sta perdendo con l’abitudine all’imprecisione dovuta al ciclo giornalistico accelerato (senza revisione editoriale), ai blog, social media etc.

In un mercato del lavoro che offre sempre meno e chiede sempre di più non c’è spazio per il «più o meno». E invece la tentazione del pressapochismo è fortissima: consente infatti di sperimentare frettolosamente molte cose, sperando che almeno una vada bene. 

Alla precisione — e all’imprecisione — ci si abitua da giovani: non è mai troppo presto per imboccare il sentiero della faciloneria. L’inesattezza è una compagna gentile, che ci sussurra di non fare sforzi. Cercare, preparare, disporre, controllare, ricordare, mantenere le promesse costa fatica. Eppure l’umanità si divide tra quelli che fanno (bene) ciò che dicono; e gli altri, che annunciano inutilmente e promettono invano.

I propositi spesso sono generici; ma si possono precisare, prima di presentarli in società. Ai ragazzi che si avvicinano dopo un incontro pubblico e dicono: «Devo chiederle una cosa…», rispondo: «Scrivimi», e passo l’email personale. Si fanno vivi in due su dieci. È una selezione naturale e utile. (…)
In “The Defining Decade” (2012), dedicato proprio ai ventenni, la terapeuta Meg Jay spiega che l’esattezza dei comportamenti non è solo un modo soddisfacente di vivere con gli altri; è anche la condizione di ogni avanzamento personale e professionale. (…)

Pignoleria? No, esattezza motivata e finalizzata. Una piccola lezione utile per tutti, ma indispensabile per noi italiani. Chi ce l’ha fatta, fateci caso, ha saputo unire brillantezza e precisione. La prima è congenita; la seconda va coltivata. Pochi di noi dovranno preoccuparsi della propria intuizione, dell’intelligenza emotiva o della capacità di pensiero associativo; quasi tutti, invece, dobbiamo badare alla nostra costanza e affidabilità.
Esiste un sospetto metodico di superficialità verso noi italiani: lamentarsi non serve, bisogna smentire con i fatti. Orari, appuntamenti, note-spese, interventi in riunione, consegne, scadenze: se un tedesco se ne scorda, è distratto; se ce ne dimentichiamo noi, pensano che siamo sciatti.

La precisione non è solo una sana consuetudine lavorativa; è anche un atteggiamento verso le persone e le cose. Prendiamo l’ironia: non può essere generica. Per funzionare, deve essere esatta: solo così ci aiuterà a sorridere delle imperfezioni del mondo, soprattutto di quelle che non possiamo correggere. L’ironia è chirurgia verbale. Non può essere imprecisa, altrimenti rischia di uccidere ciò che vuol salvare.”
A cura di Oscaldo Fusco e staff FirstMaster Magazine
Tratto da: Elogio morale della precisione, Corriere della Sera.

Leggi anche:
Giornalismo, le video lezioni di Severgnini.
Link:
Beppe Severgnini – Wikipedia.
Beppe Severgnini website.

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