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Spesa culturale e lettori, dati e storia

Crescono in Italia i visitatori di musei, mostre, siti archeologici, monumenti e il numero di persone che scelgono il cinema. Ma il confronto ci penalizza ancora rispetto alla media europea.

Secondo gli ultimi dati Istat e Federculture, la spesa culturale e ricreativa delle famiglie italiane è inferiore rispetto al media europea (6,5% contro 8,6%), ma che cresce del 4%, arrivando nel 2015 a 67,8 miliardi di euro (+6% rispetto al 2013).
Nel 2016 (ultimi dati elaborati e disponibili),  persiste il trend positivo, con una crescita del 2% dei fruitori dei teatri, del 4% per quelli dei musei e del 5% per i siti archeologici.
In questo contesto positivo non mancano però le zone d’ombra, rappresentate in particolare da 11 milioni di italiani (il 18,6%) che non frequenta cinema, teatri, musei, concerti e neppure legge. In particolare su quest’ultimo aspetto i dati sono particolarmente sconfortanti: circa il 60% degli italiani  non legge neppure un libro l’anno.
Su altrainformazione.it, Piero Ricca riepiloga e commenta cosi: «secondo l’Istat oltre il 60 per cento degli italiani non legge nemmeno un libro l’anno. Soltanto nel 20 per cento delle famiglie c’è l’abitudine alla lettura, mentre l’80 per cento degli italiani (dati della Banca Mondiale) si informa esclusivamente attraverso la televisione. Questa televisione.
In compenso gli italiani sono in vetta alle classifiche per uso del telefonino. Inutile dire che l’homo videns, come l’ha definito Giovanni Sartori in un suo saggio, è assai più suggestionabile della minoranza ancora affezionata alla parola scritta. Più vicino al rango del consumatore (o del suddito) che non del cittadino. 

Cultura e lettori nell’Italia del ventennio

D’altra parte, come non considerare che l’Italia è stata una nazione in gran parte formata da contadini analfabeti o semianalfabeti fino alla seconda guerra mondiale? Infatti, ancora nel ventennio precedente la guerra, come racconta Moravia ne Il mestiere di scrivere (F. Camon, Garzanti, 1973, p. 15), «i libri non si vendevano in Italia (…) Di un libro si vendevano pochissime copie; la borghesia leggeva poco; il popolo, nulla. (…) Non esisteva da noi una grande casa editrice (…) Zanichelli si limitava a ristampare Carducci, ancora non c’era Mondadori, e Laterza pubblicava soltanto Croce e pochi altri autori. In edicola c’era soltanto la Domenica del Corriere».  
Francesca Moreno & staff FirstMaster

Link in tema:
Consumi culturali in Italia, perché siamo tra i peggiori in Europa.
– Intervista con il linguista Tullio De Mauro sui nuovi dati dell’analfabetismo in Italia.
– Il 70 per cento degli italiani è analfabeta (legge, guarda, ascolta, ma non capisce).

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