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Il web journalism secondo il New York Times

Come per le edizioni stampate, anche per il web journalism l’informazione a pagamento è essenziale. Per questo motivo occorre motivare i lettori con un maggior grado di qualità giornalistica.

Il New York Times (Nyt) prevede per il 2017 ricavi dal digitale per 600 milioni di dollari. Nel 2016, l’edizione stampata, ha ricavato dalla pubblicità 372 milioni, mentre l’edizione online “solo” 210 milioni. Ma il confronto con l’anno precedente, mostra che la carta ha perso il 16%, mentre il digitale ha avuto un incremento del 6%.
Nel consuntivo del 2016 del Nyt si legge che gli abbonati digitali (sito e Pdf), sono aumentati di 520.000 unità, per un totale di 1,6 milioni di dollari, (poco più del 10% dei loro lettori online), mentre gli abbonati dell’edizione stampata sono poco sotto il milione.

Per il futuro, Mark Thompson (nella foto a destra, amministratore delegato del Nyt, ed ex direttore generale della Bbc), l’obbiettivo è quello di 10 milioni di abbonati. Il triplo degli attuali, tra carta e web, ma pur sempre una quota relativamente piccola dei 150 milioni di visitatori mensili. Come? Interpretando meglio interessi e gusti dei lettori, attraverso nuovi software che incrocino i dati anche da Google e social network.
Nonostante il trend positivo, Thompson non pensa che la pubblicità possa essere la principale fonte di ricavi dalle edizioni online, ma occorre incentivare gli abbonamenti. Ne consegue che occorre motivare i lettori con un maggior grado di qualità giornalistica. Coerentemente, Thompson ha detto di aver pianificato investimenti 10 milioni sulla redazione (in tre anni?), quindi sulla qualità degli articoli.
Cose dell’altro mondo, letteralmente.
Piero Catelli & staff FirstMaster magazine

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