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Web Tv, arriva anche Apple

Nuove opportunità per video editori con la Apple Tv, che secondo il Wall Street Journal e altre fonti partirà fra 6 mesi.

Ultima arrivata, per la Apple Tv c’è solo il problema di reperire contenuti. E’ noto che stia ancora trattando per accedere ai cataloghi di Walt Disney, Cbs e Fox, ma non bastano i loro archivi a fare un’offerta competitiva. Per questo motivo, lo schema operativo dell’Apple Tv sarà quello già collaudato con successo per la musica e per l’editoria: una piattaforma aperta a tutti i contenuti di qualità, senza preclusioni di temi e fornitori.

Intanto, proprio sul fronte della competitività, Apple Tv si è già posizionata sui costi, con un pacchetto base di soli 30 dollari al mese, meno della metà del costo medio delle pay tv americane, che è di 65 dollari al mese (ma in molti casi si superano facilmente i 100 dollari).

La curiosità di tutti è come Apple migliorerà la web tv, a confronto con player già consolidati, come Netfix e come quello che in Italia lanceranno Sky e Telecom-Netfix.
La Apple Tv sarà una delle piattaforme di web tv che cambieranno il panorama televisivo italiano in tempi medi, con un’offerta più ricca, economica e libera da palinsesti.
M.L.

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5 pensieri riguardo “Web Tv, arriva anche Apple

  1. Apple TV sarà per la televisione quello che iTunes è stato per la musica? Un’innovazione che ha cambiato tutto e tutti, inaspettataqmente. Come inaspettatamente ha convertito l’Mp3 da strumento della pirateria a fonte di guadagno per Case discografiche.
    Occhio al World Wide Developers Conference, dall’8 al 12 giugno.

  2. Sì, ma “occhio” che guadagna più il distributore con le sue righe di codice che 100.000 produttori/fornitori. Apple, Google, Amazon e simili sono da anni in abuso di posizione dominante. A loro andrebbe al massimo il 10-15% delle vendite, non il 50-70%.

    1. C’è di peggio, Google neanche dice nè ai grandi editori nè ai piccoli blogger a quanto ha venduto i loro spazi. Non fornisce rendiconti e quindi se ti da 10 dollari, magari ne ha incassato 1.000.
      Una buona idea per il ministro Dario Franceschini: non solo far pagare a Google le tasse per i guadagni in Italia, ma ALMENO obbligarla alla normale trasparenza commerciale. Sicuramente Franceschini e il PD avrebbero la gratitudine di 100-200.000 elettori interessati alla questione.

      1. La dico tutta. Già nel 2010, in Francia, l’Autorità antitrust ha accusato Google di “mancanza di trasparenza” per il suo sistema di pubblicità AdWords ed ha ordinato di chiarire le condizioni del prodotto nel giro di quattro mesi. AdWords rappresenta la macchina da soldi in grado di generare i 32 miliardi di dollari di fatturato 2014 di Google (+22%).

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