Giornalismo e notizie a pagamento: il mercato c’è. Ma…

di - 14 giugno 2014
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C’è mercato per l’informazione a pagamento, oltre al free online. Ma a condizione che…

Buone notizie dal Digital News Report 2014 del Reuters Institute for the Study of Journalism: l’Italia è tra i Paesi in cui c’è maggiore propensione a pagare per l’acquisto di notizie nel digitale, soprattutto nel caso di singole edizioni dei giornali.

In generale, nei Paesi esaminati, l’acquisto di prodotti giornalistici digitali riguarda una fascia della popolazione ancora molto ristretta, spesso intorno al 10% (milioni di lettori). Ma ovunque si registra un trend in crescita. E questo riguarda anche i tablet. Ma il Digital News Report 2014 spiega molto bene che la formula per vendere nel digitale è diversa da quella della carta stampata.

Giornalismo e notizie a pagamento: come vendere

In passato, bastava che un giornale accontentasse un po’ tutti i suoi lettori e che fosse il più possibile in evidenza in edicola. Ora l’edicola conta sempre meno (circa il 30% ha già chiuso) e il rapporto con il lettore cambia. E’ più complesso e deve arricchirsi di nuove componenti tecnologiche.

Must n. 1: multipiattaforma. Il primo nuovo requisito è che l’accesso da parte del lettore sia garantito in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Quindi da ogni devices. E questo riguarda, oltre a infrastrutture e banda larga, il modo in cui viene declinato il brand giornalistico sulle varie piattaforme e il flusso delle notizie dato dalla redazione. Dall’annuncio minimalista su Twitter all’articolo vero e proprio, multimediale su web, al commento in eco su Facebook.

Must n. 2: content experience. Conservare i lettori, invece, è più un affare di content experience (che non è più solo il mix di argomenti dei giornali stampati), ma una questione di comodità di lettura (non l’attuale Pdf), grafica interattiva, video, link.

Must n. 3: segmentazione e reader satisfaction. Ci sarà una forte segmentazione dell’offerta giornalistica. Un gran numero di pubblicazioni su temi molto specialistici, impensabili per le edicole, per la stampa e per la spedizione in abbonamento postale. Giornali pensati per un pubblico ristretto, focalizzato, molto coinvolto.

Must n. 4: contenuti premium per le testate maggiori. I grandi editori e le testate che hanno edizioni in tanti Paesi (con possibilità di dividere i costi di grandi progetti giornalistici), faranno leva sulla loro forza economico-editoriale per fornire contenuti premium (video, reportage, interviste esclusive, e-commerce), in grado di renderle competitive sulle testate specialistiche.

Come si è letto tante volte su questo Magazine, gli investimenti editoriali dovranno passare progressivamente dai costi di stampa e distribuzione a quelli di produzione: redazioni con più giornalisti, collaborazioni più motivate (pagate) ed uno staff tecnico di programmatori, tecnici e artisti multimediali.
Recensione a c. di Giuseppe Caruso e staff FirstMaster (Claudio Torrella)
Fonti:
– Il futuro dei contenuti digitali a pagamento – Reuters Digital News Report 2014.
– free ebok Digital News Report 2014 – Reuters Institute for the Study of Journalism (Pdf, 96 p.)

 

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- Redazione

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Commento

  1. Maury

    20 giugno 2014 at 22:19

    La propensione a pagare ci sarà pure (se lo dice Reuters), ma ci sarà anche un buon motivo? Sky per farsi pagare 6 volte più della RAI dei motivi agli spettatori li ha dati, è EVIDENTE.

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