Mentana, il giornalismo che vorrei

di - 17 maggio 2012

Enrico-Mentana-Bocconi_2012_lectio-magistralis

Milano – «Oggi la tecnologia ha rivoluzionato l’informazione, è vero, ma dietro a una firma, a una testata, oggi come ieri ci vuole una reputazione fatta di anni di imparzialità e duro lavoro. Gli approfondimenti, i punti di vista, i confronti sono ancora in mano alle redazioni che hanno il modo e il tempo di confezionarli». Così Enrico Mentana alla Bocconi, per una lectio magistralis su giornalismo e new media organizzata dall’Università e dall’associazione studentesca b.lab.

Tra gli argomenti toccati, anche la cronaca nera, per come viene trattata dalla maggior parte dei media italiani: «la differenza tra una notizia di cronaca efferata data in maniera da soddisfare il dovere di cronaca e data in modo morboso? Io sono fiero di aver dato notizia del delitto di Avetrana solo per tre giorni dopo il ritrovamento del corpo della povera Sara. Tutto quello che è stato raccontato dopo, i particolari o le supposizioni, tutto quello è il lato morboso della cronaca che noi non copriamo». 
Un punto di vista già espresso in un’altra lectio magistralis, all’università dell’Aquila (video).
 

La principale dote di un giornalista?

La principale dote di un giornalista per Mentana è «la chiarezza nel parlare: ho passato vent’anni a dire ai miei giornalisti che non ci rechiamo, ma andiamo, e che la vettura si chiama macchina, o al massimo automobile! È molto più reale il rischio di utilizzare un lessico oscuro alla gente piuttosto che quello di comunicare nei famigerati 140 caratteri di Twitter. Si tende a contorcere il linguaggio per mostrare di essere più forti dell’interlocutore, ma spesso si ottiene l’effetto opposto».

Per finire: «lasciamo ai notai l’esame di stato, noi concentriamoci sulla sostanza di questo mestiere che è la notizia. Se vogliamo farne una professione, cominciamo a scovarla, a raccontarla con chiarezza e con entusiasmo. Non serve essere iscritti a un ordine per fare i giornalisti: la notizia è di chi ce l’ha e la scrive per primo. Che sia un blog o una testata nazionale non importa». 

Marcello Presti & staff

Nella foto: su ItaliaOggi-Media l’articolo sull’intervento di Mentana alla Bocconi.
Link: Mentana in Bocconi: una lezione di giornalismo, e non solo.

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- Redazione

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5 Comments

  1. Mora

    17 maggio 2012 at 20:46

    “L’Ordine dei Giornalisti non serve”, dice Mentana e francamente, io non ho mai capito a cosa serva l’Ordine dei Giornalisti (e la sua tassa annuale). Non ai lettori, visto quello che si stampa. Non ai giornalisti, visto come sono subalterni. Non a pubblicare articoli, visto che non occorre alcuna abilitazione o autorizzazione (ci mancherebbe). Non a tutelare chi scrive e chi legge, perché ci sono già tutte le leggi necessarie, per il Civile e per il Penale.

  2. Rubens77

    18 maggio 2012 at 11:24

    Non a caso l’Albo dei Giornalisti l’ha voluto Mussolini e all’estero non esiste nulla di simile.
    L’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti come pubblicista o giornalista professionista serve per poter essere direttore responsabile (bel guaio) di una testata giornalistica pubblicata in Italia. Pubblicata significa STAMPATA, perché se è online, cioè se fai un sito d’informazione su un server all’estero (dove costano molto, molto meno che in Italia) non serve, anzi proprio non puoi registrare una testata giornalistica al Registro Stampa.
    Tasse e pensioni per chi fa informazione o editoria passano da tutt’altra parte.

  3. ThinkPink

    22 maggio 2012 at 12:46

    Segnalo anche “L’Odg? Scioglietelo, il giornalismo ringrazierà”, dove dice che “l’Ordine dei Giornalisti non serve (e non è mai servito) a garantire la qualità del prodotto giornalistico, una soglia minima di decenza al di sotto della quale non si può più parlare di giornalismo”.

    “L’Ordine dei Giornalisti serve, invece (eccome!) ai suoi dirigenti nazionali, appesi ai compensi, alle poltrone e ai rimborsi spese di un sistema che ha perso per strada tutte le ragioni della propria esistenza alimentando nell’opinione pubblica il tasso di diffidenza verso i giornalisti, concepiti come una corporazione protetta dallo Stato.
    L’articolo è lungo, ma interessante.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/lodg-scioglietelo-giornalismo-ringraziera/206793/

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